Ciaspolata ad Artavaggio: un anello di emozioni tra neve, silenzi e vette maestose

di Federica Lassi
Foto di Giancarlo Airoldi

CIASPOLATA

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I Piani di Artavaggio, angolo incantato della Valsassina, sono uno di quei luoghi che, soprattutto d’inverno, riescono a raccontare con il loro fascino incontaminato storie senza bisogno di parole. Con le ciaspole ai piedi, ogni passo diventa una carezza al manto bianco che si stende morbido come una coperta su prati, rifugi e pendii. È qui che inizia il nostro viaggio, un anello di emozioni e meraviglia. La funivia che parte da Moggio ci solleva dal frastuono della vita quotidiana immergendoci in un silenzio ovattato, quello delle cime imbiancate. All’arrivo a monte, l’aria fresca e il panorama ci accolgono con una promessa: sarà una giornata da ricordare. Indossate le ciaspole, iniziamo a camminare lungo un percorso ben battuto che si snoda in un dolce falso piano. I rifugi Baita della Luna e Sassi – Castelli, con le loro strutture accoglienti, sembrano sentinelle silenziose del cammino. Qui, ogni passo è accompagnato dal crepitio della neve sotto di noi e dal profumo del bosco. Dopo un tratto che ci permette di scaldare gambe e cuore, ci troviamo davanti a un grande albergo, ormai chiuso da anni. Le sue mura, segnate dal tempo, raccontano storie di viaggiatori passati e serate animate attorno a un camino. Ora, però, è solo un’ombra silenziosa, circondata dalla magia della neve. Da qui il percorso cambia: la pendenza si accentua e la sfida si fa più intensa. Alla nostra sinistra superiamo il rifugio Casari, con la sua piccola casetta accanto, che sembra quasi un rifugio per sogni e
speranze. È un punto di passaggio, ma il suo fascino ci invita a fermarci un momento per ammirare la semplicità della vita di montagna. Lasciamo il percorso principale e ci inoltriamo in un traverso che si addentra nel cuore della montagna. 

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La neve qui è più intatta, il silenzio più profondo. Attraversiamo un grande vallone, uno spazio immenso che ci fa sentire piccoli e allo stesso tempo parte di un disegno più grande. Alzando lo sguardo, scorgiamo il Rifugio Cazzaniga – Merlini, aggrappato come un nido d’aquila a una sporgenza rocciosa. È una visione che infonde rispetto e meraviglia. La montagna qui ci insegna la sua lezione: la bellezza si conquista con passi lenti e cuore aperto. Proseguendo a destra, affrontiamo una salita impegnativa. Ogni passo diventa una danza con la gravità, ma il premio è dietro l’angolo: un pianoro ci accoglie con un panorama mozzafiato. Alla nostra sinistra si stacca il sentiero che porta alla cima di Piazzo, mentre davanti a noi si erge il Monte Sodadura, con la sua forma a piramide che sembra sfiorare il cielo. Raggiungiamo il Rifugio Nicola, anche lui dalla forma piramidale, come a omaggiare il gigante vicino. Qui, una sosta è d’obbligo: il calore del rifugio, un tè bollente tra le mani e la vista che spazia sulle cime circostanti creano un momento di pura felicità. Dopo il rifugio, il nostro percorso riprende in discesa. Il sentiero, sempre ben battuto, ci guida dolcemente verso il punto di partenza. I trenta minuti che ci separano dalla funivia scorrono tra pensieri leggeri e sguardi che si perdono sulle Grigne e il Monte Resegone, maestosi guardiani di questo angolo di paradiso. Tornati al punto di partenza, ci togliamo le ciaspole con un misto di stanchezza e gratitudine. I Piani di Artavaggio ci hanno regalato una giornata indimenticabile, un viaggio tra paesaggi che sembrano usciti da un sogno e una natura che invita al rispetto e all’ammirazione. Questa ciaspolata non è solo un percorso tra neve e rifugi: è un’esperienza che ci connette con ciò che spesso dimentichiamo nella frenesia della vita. Il respiro della montagna, il bianco che cancella ogni pensiero e riempie il cuore, le vette che ricordano quanto siamo piccoli e, al contempo, capaci di grandi cose. Se chiudiamo gli occhi, possiamo ancora sentire il suono ovattato dei nostri passi, il sussurro del vento tra i rami e il richiamo silenzioso della montagna che ci invita a tornare. Perché luoghi come questi non si visitano solo una volta: rimangono con noi, come un ricordo che scalda l’anima.

RIFUGIO 2
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