
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Verso il Rifugio Santa Rita: un viaggio tra boschi, alpeggi e panorami spettacolari
Immerso nel cuore delle Prealpi Lecchesi, il Rifugio Santa Rita sorge sulla Bocchetta della Cazza, punto di passaggio tra la Val Biandino e la Val Varrone. Raggiungerlo è un’esperienza che unisce l’incanto del paesaggio alla soddisfazione della camminata. L’itinerario che parte dall’Alpe Paglio è un piccolo viaggio nella bellezza, nella memoria alpina e nel silenzio dei boschi.
L’approccio: dall’Adda alle Alpi
Lasciata la SS36 all’altezza del ponte sull’Adda, si imbocca la deviazione che sale verso la Valsassina. Dopo Ballabio, la strada si insinua nel fondovalle fino a Taceno. Qui si prende per Premana, e, superato Casargo, una lunga serpentina di tornanti porta all’Alpe Paglio, punto di partenza dell’escursione (1370 m).
Il parcheggio ampio accoglie escursionisti e famiglie. Da qui, una stradina asfaltata si stacca sulla destra e segna l’inizio della salita. A lato, le strutture dello ski lift testimoniano la doppia anima di questi luoghi: meta estiva per camminatori, paradiso invernale per sciatori.
Si cammina tra il bosco e il margine del pascolo, passando accanto alla chiesetta degli Alpini e all’osservatorio dell’Alpe Paglio, luoghi che invitano alla riflessione e alla contemplazione del cielo.
Pian delle Betulle: l’alpe romantica
Poco più avanti, il bosco si infittisce e la strada diventa sterrata. Tra tratti in leggera salita e semicurve, si raggiunge il Pian delle Betulle. Questo angolo verde, che sembra uscito da un racconto alpino, conserva l’atmosfera di una montagna gentile, con il laghetto, le baite, i ristoranti, e la chiesa che custodisce anche un piccolo museo dedicato alla cultura alpina.
Proseguendo oltre, il percorso si addentra in un paesaggio sempre più solitario. Il silenzio del bosco, rotto solo dal fruscio delle foglie e dal richiamo di qualche uccello, accompagna i passi fino all’Alpe Ortighera (1505 m), da cui si intravede il lago di Lecco in lontananza.

Verso l’alto: tra pascoli, faggi e silenzi
Il cammino si fa più deciso. Tra tornanti, canaline in legno e pietre rosse, si sale lentamente lasciando alle spalle l’ambiente antropizzato per entrare in un regno dominato dalla natura. I prati si fanno larghi, i larici sparsi, il cielo più vicino.
In località Larice Bruciato (1708 m), una piccola area di sosta con tavoloni e panche invita a prendersi una pausa. Poco oltre, la vista si apre sulla vallata di Premana, mentre la traccia prosegue a mezzacosta sul fianco del Pizzo Cornagiera, offrendo squarci sulla Val Biandino e sull’intero arco della Valsassina.
Laghit: dove l’acqua riflette il cielo
Raggiunta la località Laghit (1930 m), una pozza d’acqua e alcuni tavoli segnano un nuovo punto panoramico. È uno dei tratti più emozionanti dell’intera escursione: da qui lo sguardo abbraccia la Val Biandino fino al Pizzo dei Tre Signori, mentre il sentiero si snoda tra rododendri e erba alta.
La discesa successiva si insinua tra crinale e boscaglia, con continui cambi di prospettiva tra la Val Varrone e la Biandino. Un passaggio suggestivo porta alla Bocchetta di Olino (1640 m), dove il panorama si fa ampio e selvaggio. La stradina continua alternando tratti in piano e discese fino a giungere al bivio del Buco del Rat (1815 m), crocevia di sentieri che portano ai rifugi Falc, Madonna della Neve e Santa Rita.
Il tratto finale: dove la montagna svela il suo volto più autentico
L’ultimo tratto è forse il più intenso: la salita si fa più ripida, il sentiero a tratti esposto. Si cammina in cresta, accarezzati dal vento e dalla bellezza ruvida dell’alta quota. Rocce, crinali erbosi, improvvisi scorci sul fondovalle si alternano in un crescendo emotivo che culmina con l’arrivo alla Bocchetta della Cazza.
Qui, a cavallo tra le due valli, il Rifugio Santa Rita appare come un piccolo baluardo di ospitalità, solitudine e pace. Un punto d’arrivo, ma anche di passaggio per chi sogna il Pizzo dei Tre Signori o la traversata verso Biandino.
Conclusione
Il sentiero che conduce al Rifugio Santa Rita è più di un semplice itinerario escursionistico. È un percorso che racconta la montagna in tutte le sue sfumature: dolce e aspra, silenziosa e ricca di memoria, abitata e selvaggia. Un invito a rallentare, ascoltare e – semplicemente – camminare.










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