
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Di Claudio Baruffaldi
Il pomeriggio di un giorno qualsiasi qualche tempo fa mi portò in via Belvedere a Olginate e da lì seguendo la via per Consonno mi sono diretto verso questo antico borgo agricolo che si trova sopra l’abitato del paese lacustre. La strada è asfaltata e da un certo punto è chiusa al traffico: in meno di un’ora a piedi si raggiunge facilmente questa località diventata famosa negli anni sessanta e il motivo è presto detto. Quando si arriva, infatti, ci si trova immersi nell’atmosfera di una sorta di città fantasma che qualche decennio fa balzò agli onori delle cronache locali e nazionali quando un eccentrico imprenditore della zona cercò di trasformare questo luogo appartato in una piccola “Las Vegas” a due passi dalla popolosa Milano.
In men che non si dica liberò gli spazi e fece costruire gli edifici necessari ad intrattenere e far divertire i numerosi frequentatori del mega parco giochi a cielo aperto che aveva immaginato per lo sviluppo della località, mentre i circa trecento abitanti furono messi nelle condizioni di andarsene anche perché le case dove abitavano furono abbattute per fare posto a questa città dei balocchi che in realtà ebbe vita breve e dopo una decina di anni o poco più fu ben presto dimenticata. Anche la frana che, nel 1976, ostruì la strada isolando l’improvvisata “Las Vegas italiana” dal resto del paese contribuì al suo declino che si lasciò alle spalle le rovine di edifici ormai pericolanti e arrugginiti ed effettivamente un po’ inquietanti. Alla cittadella disabitata si accede da un imponente ingresso in muratura oggi in stato di evidente abbandono e diroccato pure lui che è posto sulla strada che sale da Olginate qualche centinaio di metri prima dal vetusto complesso che nelle intenzioni del promotore doveva reggersi sui proventi derivanti da un brillante futuro ludico-turistico.
Quando ci si affaccia al cospetto di questo paese fantasma subito balzano all’occhio un alto minareto e una fila di negozi arabeggianti ma non mancano una struttura ricettiva con ampi giardini e spaziosi viali adornati da grandi fontane anche a più livelli: fu costruita pure una pista automobilistica che però non fu mai utilizzata. In tempi più recenti si è cercato di rilanciare la “Disneyland della Lombardia” ma questi progetti naufragarono in poco tempo anche a causa dei costi esorbitanti che furono ipotizzati per la loro realizzazione e pertanto il vecchio salone delle feste, un tempo frequentato da vip e celebrità del mondo dell’economia e dello spettacolo è rimasto ancora lì, un bel po’ sgaruppato e mestamente vuoto.
Volendo allungare la passeggiata si può raggiungere il non lontano Eremo di San Genesio, seguendo i ben segnalati sentieri del Monte di Brianza.








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