
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Chiunque abbia scalato il sentiero che conduce alla basilica di San Pietro al Monte di Civate conosce la leggenda di Adelchi, l’eroe accecato e miracolosamente guarito dall’acqua di una fonte sacra. Questo racconto, tra i più celebri e raffinati della tradizione lecchese, affonda le radici nel XIV secolo grazie alla penna di Galvano Fiamma, e da allora continua a evocare immagini potenti, unendo storia, mito e fede in un intreccio che affascina e incanta.
Ma Adelchi non è l’unico protagonista di un patrimonio leggendario vasto e complesso, popolato da figure reali e immaginarie, eroi e streghe, santi e contadini. Dalle montagne e dai laghi lombardi emergono personaggi come i sette fratelli eremiti, custodi di saggezza e mistero tra il Lario e la Valsassina, o la strega Bissaga, che secondo la tradizione danzava nelle notti oscure della piana di Tartavalle. E poi ancora sant’Ambrogio, la regina Teodolinda, la contessa Ferlinda e il Medeghino, figure che con la loro presenza hanno segnato non solo la storia, ma anche l’immaginario popolare.
Il giornalista e scrittore milanese Daniele Carozzi descriveva questo mondo come «uno scrigno magico dove il tempo non ha significato». Un universo dove la linea tra il reale e il fantastico si dissolve, e dove il Bene e il Male si affrontano in una continua lotta, tra angeli e demoni, streghe e maghi, spade e incantesimi. Leggende tramandate oralmente per secoli, mutate e arricchite nel corso del tempo, fino a diventare parte integrante dell’identità culturale della Brianza e del Lecchese.
Già nel 1937 la scrittrice milanese Ferruccia Cappi Bentivegna raccolse una dozzina di queste storie in “Leggende del lago e della montagna”, un volume ormai raro, ma prezioso per chi vuole scoprire le radici di queste tradizioni. La sua opera, seppur con qualche imprecisione storica – come l’infelice collegamento del Medeghino con i Medici di Firenze – è un testimone di un’epoca in cui il folclore cominciava a essere guardato con rispetto.
Dopo la Seconda guerra mondiale, si intensificò l’attenzione verso le tradizioni popolari, di cui si temeva la perdita irreparabile. Ricercatori, etnografi e appassionati iniziarono a raccogliere storie, canti e racconti orali, consapevoli di custodire un tesoro culturale fragile ma vitale. Furono pubblicate raccolte importanti, come “Leggende di Brianza” e “Altre leggende di Brianza” dello storico Giorgio Mauri, che con cura cercò di fissare su carta sessanta storie tipiche di un territorio che va dal Lecchese a Monza, passando per la Valsassina.
Nel Lecchese nacquero opere come “I nostri vecchi raccontano…” curato da Felice Bassani e Luigi Erba, che raccolsero oltre un centinaio di leggende da tutta la provincia, contribuendo a mantenere viva la memoria di un popolo e delle sue radici. Più recentemente, nel 2020, Roberto Pozzi ha pubblicato “Leggende sacre e profane di Dervio e la sua valle”, un lavoro che conferma la vitalità di questa tradizione.
Molte di queste leggende si ripetono, variando leggermente a seconda del luogo, a testimonianza della loro profonda radice culturale. Alcune, come quella di Adelchi o di Teodolinda, sono legate a monumenti e luoghi sacri, spiegandone l’origine o aggiungendo un’aura di sacralità e mistero. Altre narrano di castelli, di santi e di diavoli, di fate e streghe che ancora animano i boschi e le montagne.
Il racconto popolare non è solo intrattenimento, ma anche insegnamento: «I nostri vecchi non amavano la storia fine a sé stessa», scrivono Bassani ed Erba, «ma spesso i racconti portavano un insegnamento morale pratico». I bambini dovevano imparare a essere buoni, le ragazze a essere pie e riservate, tutti a credere nella provvidenza e nella giustizia divina. Una lotta eterna tra Bene e Male, dove persino le figure storiche si trasformano in simboli: come la regina Teodolinda, incarnazione del Bene, e Federico Barbarossa, simbolo del Male.
Il territorio è ricco di luoghi che evocano storie e misteri: la tomba del longobardo Taino a Vendrogno, i Corni di Canzo, detti le “corna del diavolo”, laghi nascosti, tesori sepolti, folletti dispettosi, streghe che popolano boschi e villaggi. Non mancano i fantasmi, come l’Ercole Manzoni di Barzio, e le apparizioni mariane. Le leggende raccontano anche di eventi tragici, come la pestilenza portata dai lanzichenecchi, esorcizzata attraverso racconti popolari.
Chi percorre queste terre, tra alpeggi ghiacciati e roseti incantati, si immerge in un immaginario senza confini, dove realtà e mito si fondono. È un mondo vivo, che parla ancora attraverso i racconti sussurrati, le tradizioni tramandate, le feste e le credenze di chi qui è nato e ha vissuto.
La leggenda di Adelchi, il cinghiale bianco e la fonte miracolosa è solo la punta di un iceberg di storie che rendono la Brianza e la Valsassina territori unici. Un patrimonio culturale che parla di lotte epiche, di fede e superstizione, di eroi e figure misteriose. Un invito a scoprire non solo la storia ma il cuore pulsante di una cultura che continua a vivere nelle parole, nei luoghi e nel mistero.
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