
Cultura, territorio ed eventi da vivere
di Federica Lassi
Foto interni chiesa di Roberto Pozzi
Gli antichi nuclei abitativi del Lago di Como hanno la capacità ogni volta di stupire i visitatori con qualche bellezza architettonica a fare capolino, all’improvviso, ai loro occhi, spesso attorniata da sfondi naturalistici unici. È il caso della Chiesa di Sant’Elena, immersa nei boschi che circondano la zona di Fontanedo, a Colico. Un gioiello in pietra che non ci si aspetta di incontrare sul proprio cammino mentre si percorre l’Anello di Fontanedo, itinerario che permette di ammirare quello che viene considerato uno degli insediamenti più antichi del paese. Dal Torrente Inganna (452 metri) in località Robustello l’edificio religioso si raggiunge in una ventina di minuti, seguendo le indicazioni sempre ben visibili lungo la tratta. Isolata rispetto al borgo fortificato, di cui è molto nota anche la Torre di Fontanedo, la chiesetta non si svela immediatamente, rimanendo in parte celata allo sguardo dei passanti nonostante si trovi affacciata sul sentiero che conduce verso Rusico, Locarlo e la Scéra, complici le fronde che ne incorniciano parte del perimetro, creando soprattutto nella stagione autunnale un contrasto di grande impatto tra le fredde mura di pietra e l’infuocato foliage. Muri che conservano i segni di incendi e devastazioni passati, più volte ripristinati. Un cartello riferisce che la Chiesa di Sant’Elena debba risalire al XV-XVI secolo: un’indicazione non molto precisa perché l’epoca di costruzione risulta tuttora incerta, anche se il primo documento a parlare dell’edificio religioso è datato 1593 in occasione della visita pastorale del Vescovo Niguarda.

Chicca del complesso è senza dubbio il campanile con bifore che si staglia sul lato sud, mentre dalla parete nord sporge quello che era un battistero a forma semi ottagonale. Se fuori a essere predominante è il grigio, l’interno della chiesa appare ben più vivace, per lo meno in fotografia: purtroppo l’edificio è chiuso per buona parte dell’anno. Possiamo immaginarlo però ricco di tracce artistiche e architettoniche da scoprire, come la fonte battesimale in marmo bianco di Musso, utilizzata oggi come acquasantiera. Tante altre opere però non si trovano più all’interno della chiesa, ma sono state trasferite nella Chiesa Parrocchiale dei Santi Angeli Custodi di Curcio per tutelarle dall’umidità e dallo scorrere del tempo. Tra queste un crocifisso ligneo del XVI secolo e una pala d’altare (olio su tela), opera del comasco Giovan Battista Recchi che raffigura, tra gli altri, Sant’Elena mentre mostra alla Madonna la croce del Signore, ritrovata sul Calvario. Per quanto gli interni siano difficilmente accessibili, solo lo scenario che si delinea all’esterno merita la visita: osservare la Chiesa di Sant’Elena da angolazioni differenti, e gli elementi naturali a farle da sfondo, è sufficiente per trovare un senso di pace.









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