
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Foto Copyright© Maurizio Sala LLV
Chi osserva Lecco dal basso, con lo sguardo che accarezza le cime che le fanno da anfiteatro naturale, probabilmente ha già visto la Cresta della Giumenta senza saperlo. È quella linea frastagliata che corre tra il Passo del Fo’, sulle pendici del Resegone, e la vetta solitaria del Monte Magnodeno, chiudendo a sud l’imponente abbraccio delle montagne lecchesi.
È una traversata breve ma intensa, un sentiero attrezzato che, per la sua esposizione e le sue caratteristiche tecniche, non perdona l’improvvisazione. Richiede passo sicuro, mente lucida e un profondo rispetto per la montagna. Ma chi ha l’esperienza e la preparazione per affrontarlo, ne ricaverà un’esperienza tra le più emozionanti del territorio prealpino.
La Cresta della Giumenta è un percorso per escursionisti esperti: stretto, sassoso, in certi tratti aereo, con catene fisse a fare da compagne di viaggio. È uno di quei percorsi in cui il paesaggio si guadagna, un metro alla volta, e ogni passo va valutato con attenzione.
Sebbene alcuni cartelli consiglino l’uso del kit da ferrata, la maggior parte degli escursionisti si limita all’impiego del caschetto, molto utile specialmente in tratti esposti dove il pericolo di caduta sassi non è remoto. Personalmente, ritengo che l’imbrago possa essere superfluo, ma la prudenza – in montagna – non è mai troppa.
Chi desidera affrontare la cresta in salita, partendo da Magnodeno, compie una scelta saggia: affrontare il tratto più ripido in salita permette maggior controllo. Tuttavia, è perfettamente percorribile anche in senso opposto – dal Passo del Fo’ al Magnodeno – come descritto nel presente itinerario.
Foto Copyright© Maurizio Sala LLV
La partenza è fissata al Passo del Fo’ (1.284 m s.l.m.), raggiungibile dai Piani d’Erna, da Erve, oppure salendo direttamente da Lecco. Sulla soglia del sentiero, si staglia il Rifugio Ghislandi, solitamente chiuso, e poco distante la Capanna Alpinisti Monzesi, base operativa per tante escursioni nella zona.
Dietro il Ghislandi, due frecce indicano la strada per il Magnodeno: una facile, l’altra impegnativa. Noi scegliamo quest’ultima. Si risale un ripido pendio erboso che, in pochi minuti, svela l’inizio della Cresta della Giumenta: davanti a noi, la croce metallica che ne marca la sommità; alle spalle, le pareti verticali del Resegone; ai lati, le valli di Erve e Lecco.
Inizia la parte attrezzata: catene, tratti esposti, roccette da superare, alternati da saliscendi continui. Uno dei passaggi più iconici è un caminetto roccioso: stretto, verticale, incassato nella montagna. È possibile evitarlo con un traverso esposto, ma consiglio di affrontare il caminetto, che regala un passaggio più “alpinistico” e suggestivo.
In breve si raggiunge la croce sommitale della cresta (1.390 m s.l.m.), dove una targhetta ricorda anche il nome alternativo del luogo: Rescalda. Da qui si scende su fondo ghiaioso e instabile, dove l’uso delle catene è fondamentale. Nonostante l’esposizione diminuisca, l’attenzione resta alta: qui si gioca l’equilibrio tra bellezza e rischio.
Superata la parte più tecnica, il sentiero si fa più docile. Camminando tra i prati, si sfiora il limite del bosco, che preannuncia la fine della cresta. Una selletta segna l’ingresso tra gli alberi e, poco dopo, si raggiunge la Fonte del Magnodeno, utile per rinfrescarsi e riempire la borraccia. Da lì, si sale con facilità alla vetta del Monte Magnodeno (1.241 m): una croce semplice, ma capace di offrire uno dei panorami più intimi e sinceri sull’intero comprensorio lecchese.
La Cresta della Giumenta non è per tutti, ma è uno di quei percorsi che ogni escursionista esperto dovrebbe affrontare almeno una volta. Non è solo una connessione tra due cime: è un filo teso tra cielo e terra, tra fatica e soddisfazione, tra rischio e meraviglia. È una linea che invita al rispetto, alla concentrazione e, sopra ogni cosa, all’ascolto della montagna.
Dal Magnodeno è possibile rientrare a valle con diverse opzioni: verso Campo de Boi e Versasio (punto di partenza della funivia per i Piani d’Erna), oppure scendere a Maggianico o a Erve. Chi desidera un anello completo può partire da Versasio, salire alla Capanna Monzesi, attraversare la Cresta e tornare per Campo de Boi.








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