Il Bandito Lasco, tra storia, leggenda e pennellate di memoria

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Il Bandito Lasco, tra storia, leggenda e pennellate di memoria

È esistito davvero Lasco, il famigerato bandito che terrorizzava la Valsassina, o è solo un’invenzione popolare nata attorno a un falò, sussurrata tra le ombre dei boschi e gli scricchiolii delle travi antiche? Difficile dirlo con certezza, e forse, a ben vedere, non è nemmeno importante saperlo. Perché alcune figure, come i fantasmi delle montagne, non hanno bisogno di certificati di nascita per vivere nel cuore della gente. E Lasco, con la sua doppia anima di conte e brigante, è diventato leggenda.

La tradizione racconta che il nobile conte Sigifredo Falsandri, signore del piccolo borgo di Parlasco, conducesse una vita bifronte: di giorno protettore dei poveri, benefattore rispettato; di notte feroce e spietato, a capo di un manipolo di bravi con cui saccheggiava, depredava, imponeva il terrore. Un uomo dalle due facce, come la montagna che sa essere madre accogliente e bestia selvaggia, a seconda del tempo e dell’anima di chi la guarda.

Siamo nella seconda metà del Seicento, secolo tormentato, pieno di fame, guerre e carestie. In questi paesaggi aspri e puri della Valsassina, il racconto del Lasco attecchisce con forza: lo si teme, lo si odia, ma in fondo lo si comprende. Forse, addirittura, lo si ammira. In un’epoca in cui giustizia e inganno si confondevano spesso nelle mani dei potenti, un uomo che rubava ai ricchi per donare ai poveri aveva il fascino del ribelle giusto. Un Robin Hood lariano, se vogliamo. O forse solo un crudele opportunista travestito da giustiziere.

 

  • logika

Quel che è certo è che la leggenda ha attraversato i secoli, sedimentandosi nella pietra e nei cuori. Ancora oggi Parlasco, uno dei borghi più suggestivi della zona, racconta con i suoi affreschi murali le gesta – vere o presunte – di questo personaggio inquietante e affascinante. Ogni casa è una pagina, ogni muro un frammento di romanzo: colori che parlano, figure che sembrano uscire da un sogno. O da un incubo.

 

Il Lasco esistito o meno non importa. Quello che conta è che continua a vivere, dipinto sui muri e raccontato con passione. E quando una leggenda riesce a farlo, ha già vinto l’unica sfida che davvero conta: quella contro l’oblio.

  • ltm lecco
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