L’ ”oro verde” lariano: un’eccellenza in simbiosi con il territorio

OLIO

di Federica Lassi

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Di un prodotto, quando entra in un mercato e viene acquistato, non sempre i consumatori conoscono l’origine, il viaggio che ha fatto per arrivare fin lì, nelle loro mani, la fatica che è servita per realizzarlo. Il legame con il territorio da cui proviene.
Nel caso dell’olio DOP del Lago di Como un legame molto stretto, viscerale: il luogo di coltivazione degli olivi da cui si ricava genera influenze ben precise sul prodotto, caratterizzandolo e differenziandolo rispetto a tutti gli altri. Al contempo, il fatto che esistano oliveti sui terrazzamenti del Lario porta alla trasformazione di questo ecosistema. A cominciare dal clima, a base di inverni rigidi e temperature fredde che, combinato alla presenza di
piante plurisecolari capaci di resistere a tali condizioni, ha fatto sì che si sviluppasse la pratica dell’olivicoltura
sul Lago di Como e fosse possibile disporre di un buon prodotto, esaltato anche dagli sbalzi di temperatura
tra il giorno e la notte, portatori di umidità.
“Sono condizioni che determinano anche i tempi di maturazione e di permanenza sulla pianta – racconta
Leonardo “Poppo” Enicanti, proprietario dell’ominima azienda agricola situata a Bellano, precisamente a
Biosio dove è presente un frantoio in cui le olive lariane sono trasformate in olio DOP Laghi Lombardi – Lario -. 

Se in Sicilia le olive fioriscono nel mese di aprile, qui da noi accade a fine maggio/inizio giugno, però la raccolta avviene sempre a partire da ottobre. Le olive dunque, stando un mese in meno sulla pianta, acquisiscono caratteristiche diverse”. In termini organolettici, un olio DOP del Lago di Como presenta sentori di mandorla e carciofo, riconoscibili anche dai meno esperti, mentre chimicamente si rileva un’acidità bassa, sotto lo 0,2%. Per quanto riguarda la varietà di piante utilizzabili, da disciplinare sono frantoio leccino all’80% e 20% di qualsiasi varietà. Territorio che, come vediamo, è croce e delizia perché, se da un lato valorizza e rende unico l’olio DOP del Lago di Como, risulta molto difficile da lavorare meccanicamente. “Sui terrazzamenti le operazioni vengono svolte soprattutto manualmente – sottolinea Enicanti – il problema è che la manodopera è sempre meno, anche se più persone stanno recuperando i terreni, tra cui anche dei giovani. Per quest’ultimi mi verrebbe da dire che ci sarebbero margini di lavoro importanti nell’olvicoltura perché l’olivo è una pianta che impegna tutto l’anno, a cominciare dalla potatura che dura fino a maggio, per continuare in estate con i trattamenti e i controlli delle patologie (che siano insetti o funghi), fino ad arrivare alla raccolta in ottobre. Insomma, per chi volesse intraprendere l’attività e imparare le possibilità ci sono”.

 

  • ltm lecco

Se è vero che i mezzi meccanici stentano a entrare nei campi, nel frantoio di “Poppo” è la modernità a farla da padrone, anche perché la produzione di olio è aumentata tantissimo nel corso del tempo, tanto che in vent’anni si è quintuplicata, e per avere un prodotto di altissima qualità è necessario che la struttura resti al passo con la tecnologia e si evolva per garantire un continuo miglioramento del prodotto.
Ma chi sono gli acquirenti di questo olio DOP? Ce lo spiega Enicanti: “Sicuramente i turisti che vogliono potarsi a casa la bottiglia come souvenir. Oggigiorno i clienti sono tendenzialmente privati che vogliono un olio di qualità da tenere in casa, da affiancare a un prodotto commerciale che solitamente utilizzano per cucinare. In precedenza invece i consumatori acquistavano una bottiglia o due da regalare. Il prodotto fatica a entrare nella ristorazione: a livello di produzione non ci sarebbero i numeri necessari ed è difficoltoso anche per i costi”.
Guardando al futuro dell’olivicoltura lariana, l’obiettivo che i produttori si sono prefissati è di far crescere l’immagine dell’olio DOP che, sebbene già positiva, è importante mantenere alta per far capire ai potenziali consumatori il valore del prodotto. In termini di produzione invece auspicare una crescita è difficile, soprattutto per questioni burocratiche: “Magari c’è chi ha un terreno abbandonato, vuole ripulirlo e farci un uliveto ma viene scoraggiato da permessi e autorizzazioni che rendono il tutto estremamente complicato. Senza contare che
gli aiuti economici vengono dati solo alle aziende agricole, e non ai singoli produttori”, precisa “Poppo”. 

OLIVE

Eppure negli ultimi anni grazie all’olivicoltura sono stati recuperati terreni abbandonati e altri riqualificati, dimostrazione di come questa pratica sia essenziale nel mantenere una precisa immagine del territorio, non solo dal punto di vista estetico: coltivando gli ulivi infatti si combatte il rischio idrogeologico e si fa “manutenzione” della montagna. “L’olivicoltura non è solo olio, anche perché se stiamo a vedere sul mercato del nostro
DOP ce n’è poco, ma è soprattutto tantissimo territorio. Puntando su un olio DOP non si vende solo un prodotto di qualità, ma si danno anche garanzie di provenienza. I consumatori sono sicuri che, quando lo acquisteranno, sarà originario del Lago di Como. Insieme al prodotto, vendiamo anche un territorio”. Una simbosi, tra queste
due entità, inscindibile.

  • logika
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