Museo Giancarlo Vitali: l’omaggio di Bellano a uno dei suoi cittadini più illustri

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Di Federica Lassi

C’è una luce nuova che avvolge Bellano. Non
è quella del lago che al tramonto si accende
di riflessi d’oro e rame, ma una luce interiore,
quella che nasce quando un paese sceglie di
custodire il cuore di un artista e di trasformarlo
in patrimonio per tutti. Lo scorso aprile, nelle
sale rinnovate di Palazzo Lorla, ha aperto le
porte il Museo Giancarlo Vitali, e con esso si è
compiuto un progetto atteso da anni.
“Oggi si avvera un sogno”, ha detto il sindaco Antonio Rusconi, con un’emozione difficile da nascondere. E in quelle parole c’è il
senso profondo di questo progetto: non solo
un museo, ma un abbraccio collettivo al Maestro Vitali, pittore di anime, narratore di silenzi, uomo che ha saputo restituire dignità e
poesia alla vita quotidiana.
Bellano sta vivendo un periodo raro, quasi
un Rinascimento, come lo definì per primo
Velasco Vitali, figlio di Giancarlo. Non è solo
una rinascita culturale, ma anche identitaria:
qui, dove il lago si stringe tra monti e vento,
l’arte diventa voce di comunità. Il BAC – Bellano Arte e Cultura, con il suo itinerario di
1,2 km nel cuore del borgo, è un filo rosso
che lega luoghi, memorie e nuove visioni.
E il Museo Giancarlo Vitali ne è la perla più
preziosa.
Durante l’inaugurazione, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana ha sottolineato come questo luogo sia “la rappresentazione di una comunità che si stringe intorno
al suo cittadino più illustre, trasformando il
passato in energia per il futuro”

Entrare al Museo Vitali è come entrare
nel mondo segreto di un pittore che non
ha mai dipinto per compiacere, ma per
raccontare. Cento tele, donate dalla famiglia, sono disposte come in un racconto
a capitoli. La prima sala, quella “intima”,
sembra un album di famiglia, con i volti di
chi Giancarlo ha amato.
Poi c’è la sala con il tavolo circolare, simbolo della generosità del Maestro, che ha
sempre visto l’arte come un invito a condividere, non come un trono da ammirare
in lontananza. Nature morte, fiori secchi,
animali i soggetti esposti, che sembrano
auasi chiedere al visitatore di fermarsi e
ascoltare.

  • emmepistore.it

Un corridoio di tele porta all’ultima stanza, dove la pittura diventa grido e poesia
insieme: girasoli e carni squarciate convivono sotto un soffitto a volte, illuminate
da un blu che richiama il lago e le sue
profondità emotive.
E quando si esce all’aperto, il giardino di
Palazzo Lorla regala un respiro di colore
e libertà. Velasco Vitali ha realizzato qui
il murales “Uccelli al museo”, un omaggio al padre e al suo modo di osservare
il mondo. Non c’è nulla di monumentale
in questo museo: tutto è umano, vicino,
vivo.

Il Museo Giancarlo Vitali è il risultato di una
rete di cuori e volontà: ArchiViVitali ETS,
il Comune, la Fondazione Cariplo e tanti
donatori privati. Come ha detto Giuseppe
La Scala, presidente di ArchiViVitali, “Bellano ha dimostrato di saper dare il buon
esempio, creando una spirale virtuosa che
trasforma la cultura in un bene di tutti”.
E il viaggio non finisce qui: dopo il restauro dell’Orrido e di San Nicolao, il BAC porterà nuove sfide, come l’apertura di Parco Lorla nel 2026. Intanto, chi entra oggi
nelle sale di Palazzo Lorla sente quasi la
voce di Giancarlo sussurrare, tra un ritratto
e una natura morta: “La bellezza sta nelle
cose che restano, anche quando sembrano invisibili”.

  • ltm lecco
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