
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Per concessione e copyright di Valsassina la valle dei formaggi
Ecco una seconda proposta di testo originale, fresco e strutturato, basato sull’itinerario di Moggio e dei Piani di Artavaggio. Anche in questo caso il tono è narrativo, perfetto per un blog di viaggi, escursioni o promozione territoriale, focalizzato sul binomio “storia e sapori”.
Ci sono angoli di montagna capaci di cambiare pelle senza perdere la propria anima. I Piani di Artavaggio, splendida conca adagiata sopra l’abitato di Moggio in Valsassina, ne sono l’esempio perfetto. Nati come pascoli d’alpeggio, diventati poi una delle culle dello sci lombardo durante il boom economico, oggi si sono trasformati nel paradiso del turismo “slow”: un luogo dove escursionisti, ciaspolatori e amanti della buona tavola si incontrano al cospetto del Pizzo Sodadura.
Ecco il racconto e la guida per un itinerario unico, perfetto per riempirsi gli occhi di panorami e lo zaino di ottimi formaggi.
Tutto cominciò in una fredda mattina del 1919, quando Arnaldo Sassi, uno dei pionieri dello sci in Valsassina, si affacciò per la prima volta su questa conca immacolata. All’epoca, solo i tetti in pietra delle baite rompevano il manto nevoso. Nel 1961, l’apertura della funivia Moggio-Artavaggio cambiò tutto, dando il via all’era dello sci di massa, con ben sette skilift e migliaia di sciatori ogni weekend.
Poi, alla fine degli anni Novanta, la carenza di neve ha costretto a ripensare questo luogo. Tolti gli impianti di risalita, i Piani di Artavaggio hanno riscoperto la loro vocazione originaria: la pace, il silenzio invernale, il suono dei campanacci in estate e la straordinaria tradizione del Taleggio DOP.
Prendendo la comoda funivia da Moggio, in pochi minuti ci si ritrova a 1.600 metri di quota, sospesi su una cresta aerea che unisce la Grigna Meridionale alla Grigna Settentrionale. Appena scesi, si incontra una costellazione di rifugi che raccontano la storia dell’alpinismo locale:
Rifugio Sassi-Castelli: Intitolato ad Arnaldo Sassi e a Nino Castelli, giovanissimo campione di sci e canottaggio degli anni ’20.
Rifugio Casari: Dedicato ad Angelo Casari, alpino ed eroe locale che nel 1928 partecipò alla leggendaria spedizione di soccorso al dirigibile “Italia” di Umberto Nobile al Polo Nord.
Poco oltre la suggestiva Cappella della Madonna delle Nevi, la vista viene catturata dalla sagoma inconfondibile della chiesetta di Maria Santissima, inaugurata nel 1967 e fortemente voluta dall’allora Arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini (futuro Papa Paolo VI).
Il sentiero sale morbido e panoramico, dominato dalla forma piramidale del Monte Sodadura (2.010 m). Camminando tra le mandrie di mucche di razza Bruna Alpina, si incontrano i veri custodi del territorio: gli alpeggi.
Sosta di gusto: Presso la casera dell’Alpe Moglio e della vicina Alpe Piazzo, la tradizione casearia è più viva che mai. Qui si possono assaggiare e acquistare i celebri taleggi quadri e tondi, insieme a formaggi semigrassi dal sapore inconfondibile, affinati grazie all’erba d’alpeggio.
Salendo ancora si incontra il Rifugio Nicola, famoso per il suo tetto a piramide speculare a quella del Sodadura, e il Rifugio Cazzaniga-Merlini (1.900 m), il punto più alto del nostro cammino, intitolato ai valorosi ufficiali degli Alpini.
Per il rientro, il percorso si innesta in un tratto della suggestiva Dorsale Orobica Lecchese, aprendo lo sguardo verso la Val Taleggio e il Monte Resegone. Superata la conca dell’Alpe Campelli, dominata dalle pareti rocciose dell’omonimo gruppo dolomitico, si imbocca la strada agro-silvo-pastorale che scende verso l’Alpe Maesimo.
Questo sentiero nel bosco è un pezzo di storia vivente: per secoli è stato percorso da uomini e donne che portavano nelle gerle i formaggi appena fatti, diretti verso le grotte naturali della Valsassina per la stagionatura.
Attraversando fresche ed ombrose faggete, in prossimità della Baita Nova si prende il sentiero che tocca le baite Penscei e costeggia i pascoli di Bongio, riportando comodamente gli escursionisti al parcheggio della funivia a Moggio.
Come arrivare: La funivia parte da Moggio (LC) ed è attiva sia in estate che in inverno (verificare sempre gli orari stagionali).
Adatto a: Famiglie, escursionisti e amanti delle ciaspole in inverno. Il percorso classico fino ai rifugi principali è una camminata rilassante e priva di difficoltà tecniche.
Da mettere nello zaino: Una giacca antivento, una macchina fotografica e… un po’ di spazio per i formaggi d’alpeggio!








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