
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Ci sono diversi modi per avvicinarsi all’Alpe Giumello, e ciascuno ha il suo ritmo. Se si arriva dalla Valsassina, si segue la SP62 fino a Taceno, dove si lascia la strada principale per imboccare la SP67 in direzione Margno e Casargo. A un certo punto, in località Codesino, una svolta a sinistra immette sulla SP66 di Vendrogno. Si superano i nuclei di Indovero e Narro, ed ecco che appare l’indicazione per il Rifugio Shambalà e il grande parcheggio dell’Alpe Giumello. Ma se si decide di proseguire sulla provinciale, si scende dolcemente verso Mornico e poi giù, fino a Bellano.
Chi preferisce salire da Bellano, esce dalla SS36 all’altezza del km 75.2. Si scende verso il lago lungo la SP62, si costeggia il ramo orientale del Lario sulla SP72 e, dopo neanche un chilometro, si svolta a destra sulla SP66. La strada, stretta e serpeggiante, sale decisa tra le frazioni, i castagneti e le viste improvvise sul lago. A Mornico la salita si placa e si prosegue poi verso l’Alpe Giumello, tra curve e panorami.
Il parcheggio dell’Alpe è a pagamento nei periodi di maggiore affluenza: dal 15 giugno al 15 settembre, dal 20 dicembre al 6 gennaio e nei weekend del resto dell’anno. Si paga alle macchinette in loco: 1 euro fino a un’ora, 3 euro per l’intera giornata.
Lasciata l’auto nel piazzale all’ingresso di Mornico (975 m), inizia il cammino. I cartelli parlano chiaro: Monte Tedoldo in 45 minuti, Alpe Giumello in poco più di due ore. L’atmosfera qui è quella di un paese ancora autentico, dove ogni casa porta una lastra di pietra con scritto il nome del proprietario in dialetto, quasi a voler raccontare la propria storia.
Si attraversa il paese lungo viuzze lastricate e strette, tra fontane, lavatoi e scorci improvvisi sul paesaggio. Si seguono i cartelli gialli per Tedoldo, e presto si esce dall’abitato per addentrarsi nei prati e nei boschi di castagni. Il sentiero, in alcuni tratti incassato nel terreno, sale con decisione. S’incontra una santella, poi un crocefisso vicino a un piccolo parcheggio privato, si passa accanto a baite e case isolate. La salita continua, ora su mulattiere, ora su sentieri segnati con i numeri del “Tour degli Alpeggi”.

Lungo la via si susseguono fontane, vecchie cascine, tavoli e panche per la sosta. La natura cambia con l’altitudine: i castagni lasciano il posto a betulle e larici, il sottobosco si fa più rado e la vista si apre. Spunta il Lago di Como e, quando ci si ferma un attimo, lo sguardo si perde tra le sue acque e le cime che lo incorniciano.
A Tedoldo si arriva senza fretta. L’alpeggio è ancora vissuto, almeno nei mesi caldi e nei fine settimana. Una madonnina in legno, un cappello alpino su una facciata, e poi la chiesetta con il portico da cui si scorge il lago attraverso gli archi: è uno dei punti più suggestivi dell’intero tragitto.
Si sale ancora, si attraversano dossi erbosi, boschetti, radure. Una fontana con una tazza di metallo, una madonnina sotto un arco di pietra, e poi la salita diventa più decisa. Rocce affioranti, tornanti, cespugli di erica, il tutto accompagnato da una sensazione crescente di avvicinarsi alla meta.
Si arriva infine all’Alpe Chiaro, dove una panchina, una fontana e alcune case ben tenute accolgono il viandante. Da qui, inizia l’ultimo tratto: una strada sterrata quasi in piano, il monumento agli alpini, una breve salita tra pini e staccionate. In pochi minuti si è all’Alpe Giumello. Le case, il Ristoro Genio, il Rifugio Shambalà: tutto ha il sapore dell’arrivo, ma senza fretta, perché ogni passo qui valeva già la meta.
Tempo di percorrenza: 1h45 circa – Dislivello: 575 m










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