Sui passi dell’antica via della Valsassina: un crocevia di storia, natura, cultura e leggende

di Federica Lassi

Foto di Infopoint di Bellano

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La Valsassina ha sempre rappresentato un crocevia strategico per i commerci e le comunicazioni tra Milano, Lecco, la Valtellina e Venezia. A dare testimonianza di questo passato ormai dimenticato c’è un itinerario escursionistico, percorribile ancora oggi, dove tracce di storia, cultura e leggende si fondono con la natura circostante: l’antica via della Valsassina. Un lato del territorio di Bellano inedito per i più, battuto in epoche lontane dai viandanti che spostavano le loro merci tra Lecco e la Valsassina.
È proprio da Bellano che ha inizio questo viaggio nel tempo, lungo quasi 12 km e dal dislivello di 950 metri, da percorrere tenendo come riferimento la cartellonistica indicante IT.05, anche se per la prima parte del tracciato è in condivisione con l’IT.04 fino all’attraversamento della SP62, dove si devia poi verso sinistra. Qui, una scalinata porta al bacino di sfioro dell’impianto idroelettrico e anche, quando sono in eccesso, vanno a formare la suggestiva cascata dell’Orrido. Proseguendo il cammino si raggiunge Bonzeno, dove si prende la direzione di Pegnino. Qui, tra frutteti e ulivi, il percorso incrocia nuovamente la SP62 per poi inoltrarsi in un’area
agricola lasciata a se stessa. Attraversando un ponte sotto il quale passa la condotta forzata della centrale
idroelettrica di Bellano, il panorama si apre sui terrazzamenti della Muggiasca, testimoni di un’antica tradizione agricola. Superata la cappelletta dei Panatti, si attraversa la SP62 all’altezza diun deposito di feldspato, materiale
estratto sin dall’inizio del Novecento nelle cave di Tremenico, oggi valorizzate da un ecomuseo. A questo
punto si abbandona definitivamente l’asfalto per procedere lungo l’antica mulattiera, parallela alla strada moderna fino a Pennaso. Questa via, di origine secolare se non millenaria, rappresentava un’alternativa alla via lacustre per i traffici commerciali dei bellanesi, soprattutto per le merci destinate a Milano e Lecco. La sua importanza crebbe nel Seicento, quando l’ingegnere Tommaso Rinaldi la migliorò su incarico

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del Conte di Fuentes per garantire un collegamento più efficiente rispetto alla strada Regina, che si
snodava sulla sponda destra del Lario. L’itinerario fu scelto anche dai Lanzichenecchi nel 1629 per la
loro marcia verso Milano. Salendo tra boschi di castagni mantenendo una pendenza regolare e contenuta, la mulattiera attraversa la Valle Scura, il cui nome riflette il paesaggio ombroso. Qui il tracciato è stato scavato direttamente nella roccia per agevolare il passaggio di muli e carri. Dopo un chilometro circa, si giunge alla
Mainarda, caratterizzata da un imponente castagno di 4 metri di circonferenza.
Lo sguardo ora si apre sulla Valsassina e il percorso diventa pianeggiante. Poco dopo, si incontra la Fontana di San Carlo, legata alle visite dell’Arcivescovo Borromeo nel XVI secolo. Il tracciato prosegue fino a Pennaso, il cui toponimo potrebbe derivare dalla radice pre-indoeuropea pen, indicante la posizione sopraelevata del nucleo abitativo. Il percorso giunge infine al Portone, un’antica fortificazione di confine che separava Bellano dalla Valsassina. Questo complesso difensivo, che fungeva anche da dogana, testimonia l’importanza strategica della via. Il suo controllo era condiviso tra le comunità locali per garantire sicurezza e regolamentare i commerci. Durante la Battaglia della Muggiasca del 1453 e l’invasione dei Lanzichenecchi nel 1629, il Portone fu teatro di eventi bellici di grande rilevanza. La versione più corta della passeggiata prevede il rientro a Bellano passando per la mulattiera che conduce a Pegnino altrimenti, per chi desidera proseguire, il percorso porta a Parlasco, borgo noto per gli affreschi sulle facciate delle case, che narrano la leggenda del bandito Lasco, protagonista di un romanzo ottocentesco. Qui si trovano i resti della Rocca di Marmoro, rifugio del brigante, e le stradine trasformate in un museo a cielo aperto. Il rientro avviene lungo lo stesso percorso che riconduce a Portone dove, una volta giunti, si imbocca l’agrosilvopastorale sulla sinistra che porta nel territorio di Perledo. Oltrepassata una porzione di bosco, ecco Pegnino. Lasciato alle spalle il lavatoio, si fa ritorno sulla strada e, dopo l’ennesimo passaggio nel bosco, comincia la discesa verso la Croce del Gallo da cui è possibile ammirare un meraviglioso panorama, prima di fare ritorno a Biosio. L’Antica via della Valsassina offre un’esperienza unica tra natura incontaminata, testimonianze storiche e racconti di un passato affascinante, ancora vivo nei toponimi e nella memoria locale.

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