
Cultura, territorio ed eventi da vivere
di Federica Lassi
“Se vuoi mangiar genuino e bere vino sano, a Dervio con gli agoni e innaffia di nostrano”. È nei versi di Ezio Cariboni che si palesa lo stretto legame tra Dervio e la tradizione vitivinicola, raccontato nella sua opera Vendemmia a Dervio. Una tradizione che sembra un lontano ricordo di un passato contadino. E invece è solo nascosta in profondità, nelle cantine che si sviluppano nel sottosuolo del centro storico (soprattutto) e in località Villa e Borgo, quest’ultimo rione affacciato sul lago, dimora di pescatori. Senza dimenticare Corenno Plinio, il ‘Borgo dai mille gradini’. Tesori nascosti, testimonianza di un’epoca di cui, come dicevamo, esternamente rimangono poche tracce. Non ci sono più i terrazzamenti ad abbracciare la zona Roncacci, sui contrafforti del Legnoncino, né a Chignolo e Ronchi, lungo i contrafforti del Monte Muggio (“Però nel paese nostro le vie sono infinite, ci sono vari sistemi per rimpiazzar la vite”, sempre versi di Cariboni tratti da Vendemmia a Dervio). Così come i torchi per pigiare l’uva: se ne vedono pochi, quasi più nessuno, tranne che a Corenno (“Addio o vecchio torchio, pian piano sei regresso per poi morir bruciato in nome del progresso”, dalla poesia Ode al torchio, sempre di Cariboni). Ma le cantine resistono. A loro certo la tenacia non manca, visto che erano sfruttate dalla popolazione per fuggire in caso di attacchi, passando per i sotterranei che le collegavano l’una all’altra.

Risalenti al 1600, furono costruite in profondità, evolvendosi in alcuni casi anche al di sotto di due o tre piani, per permettere una miglior conservazione del vino, ma anche del cibo. Più sono fonde, più la temperatura al loro interno è stabile e ideale a raggiungere lo scopo. Un ruolo, quello di preservare gli alimenti, che la modernità a un certo punto ha sottratto alle cantine, rimpiazzate da nuovi sistemi di mantenimento. Eppure il modo di emergere e non cadere nel dimenticatoio queste strutture l’hanno trovato. E siccome il vino, oltre a essere alimento, è anche cultura, si è pensato a come valorizzare nuovamente e riportare in vita, una volta all’anno, un pezzo di storia derviese. Lo si è fatto con l’iniziativa Degustando Dervio e l’apertura delle cantine al pubblico, in cui si propongono degustazioni di vini e specialità gastronomiche della tradizione, oltre a eventi culturali. Ogni spazio, ogni angolo, ogni dettaglio restituisce a chi le visita un dettaglio di personalità, di unicità. Tratti distintivi che già dagli appellativi dati alle cantine, con nomi in dialetto a identificarle, lasciano in alcuni casi trasparire quali potessero essere le antiche funzioni svolte. Provare a indovinarle con un buon bicchiere di vino locale in mano sarà un’esperienza ancora più immersiva, in quelli che un tempo erano sapori, gusti e tradizioni della Dervio passata. “Tutti fan la reclame, bevete questo e quello, ma noi derviesi impavidi beviamo nostranello”.

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