
Cultura, territorio ed eventi da vivere
di Federica Lassi
Un centinaio di metri prima del cartello ‘Parlasco’ che annuncia l’entrata nell’abitato, salendo da Cortenova appare sulla destra, a ridosso della strada provinciale, una cappelletta. Da lontano ha tutta l’aria di essere una classica edicola votiva, ma avvicinandosi lo stupore diventa l’emozione predominante. Quella che è dipinta non è una raffigurazione religiosa canonica, ma una pagina di Storia terribile e sanguinosa: la Seconda Guerra Mondiale. Al centro della scena un soldato ferito a cui Gesù tiene la mano, nelle pareti laterali da un lato le date dei fronti di battaglia in Grecia, Albania e Russia (c’è anche un riferimento alla Grande Guerra) scritte sopra un combattente in procinto di cadere a terra mentre è in corso un bombardamento; dall’altro due raffigurazioni. Elmetti blu, del filo spinato, un edifico in lontananza nello spazio più alto lasciano subito presagire di cosa si tratta: un lager nazista. Sotto, la figura di un uomo con cappello da alpino, foulard rosso e in mano un’arma: un partigiano. Dietro, la sagoma delle montagne, teatro della Resistenza, in particolare quella che ha visto protagonista la 55° Brigata Rosselli. In tutte le scene i colori vividi, i contorni ben delineati, i dettagli precisi
come dovevano essere anche il 1° luglio 1953 quando la Cappelletta del Soldato, questo il suo nome, prese forma sotto le pennellate di Pierino Motta, pittore rinomato sul territorio, su volere di una quindicina di volontari valsassinesi tra cui alcuni partigiani e reduci dai campi di concentramento che vollero ringraziare, erigendo questo simbolo, l’essere ritornati sani e salvi a Parlasco.

Con gli anni però le intemperie e l’inesorabile scorrere del tempo hanno mutato l’aspetto della Cappelletta del Soldato, facendola versare in uno stato di degrado e rischiando di cancellare per sempre un pezzo di storia della Valsassina che avrebbe dovuto restare indelebile, per non dimenticare mai. A un certo punto però, in particolare sotto la spinta di Augusto Giuseppe Amanti (attuale vicepresidente dell’ANPI Valsassina) e poi di tutta la sezione ANPI Valsassina, si scelse di ristrutturarla, salvandola dall’oblio. Per farlo fu individuata un’azienda di Civate specializzata in restauri, che si basò sulle fotografie dell’epoca per riportare la cappelletta a colori e forme originari. Venne indetta anche una raccolta fondi tra i soci ANPI. Prima di procedere con i lavori, trovandosi l’edicola su un terreno privato, vennero contattati i proprietari, che hanno poi autorizzato l’intervento conservativo. Per la gioia di parlaschini e valsassinesi, la Cappelletta del Soldato è ritornata al suo antico splendore. Partigiani, soldati e deportati i protagonisti. Sono proprio quest’ultimi a caratterizzare la Cappelletta del Soldato: è l’unica a ricordare anche i deportati e gli internati nei lager nazisti. ANPI Valsassina, includendoli nel dipinto, ha voluto portare alla ribalta una Resistenza rimasta nell’ombra, più passiva e senz’armi, a cui hanno partecipato molti valsassinesi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 i quali, piuttosto che schierarsi per la Repubblica di Salò, si sono fatti rinchiudere nei lager, restando fedeli ai loro valori. Anche loro combatterono silenziosamente per la libertà.









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