
Cultura, territorio ed eventi da vivere
di Lorenzo Colombo
Foto di Giancarlo Airoldi
Val Boazzo: valle il cui nome potrebbe derivare da “Bos” ovvero bue, ma gli storici Dante Olivieri e Angelo Borghi non escludono possa derivare da Boa ossia (terreno melmoso), con il Borghi che trova una possibile derivazione anche da “Bogia” o “Buia” ovvero zona di sorgenti. Ed effettivamente in Val Boazzo di acqua non ne manca, torrentelli e rigagnoli ce ne sono e il principale che scorre nel mezzo è il Caldone, il quale prima di gettarsi nel Lario, si affaccia alla città di Lecco passando dal magnifico Passo del Lupo, attraversa il rione di Bonacina fino a raggiungere il lago. Una meta la Val Boazzo poco frequentata, ma conosciuta dagli ice climber perché in inverno qui, con le giuste condizioni, si formano interessanti cascate di ghiaccio. Nelle altre stagioni, la valle diventa il palcoscenico ideale per escursioni intime e tranquille, lontane dal turismo di massa. Un angolo di natura che
aspetta solo di essere riscoperto. Proprio dalla Val Boazzo passava l’ “Antica Strada Comunale detta di Morterone” che saliva da Lecco, ma per la nostra camminata, abbiamo scelto un inizio più “moderno” e decisamente meno faticoso, che si prende dopo aver fatto qualche tornante lungo la SP63 strada carrozzabile che con i suoi 20 tornanti da Ballabio porta a Morterone.

L’inizio della mulattiera che porta nel bel mezzo della Val Boazzo si trova poco dopo il punto di partenza per la ferrata Contessi al monte Due Mani; dalla parte opposta della carreggiata si imbocca appunto la mulattiera che in discesa conduce a valle e a toccare l’acqua del Caldone che diventerà un compagno di viaggio. Davanti si scorge un ponticello e poco oltre una baita, attraversandolo inizia l’antico sentiero che porta ai Piani d’Erna. La mulattiera che invece porta nel cuore della Val Boazzo piega a sinistra. Una camminata di circa 1 ora e 30’ all’andata e poco più al ritorno che si snoda lungo la valle dove si trovano verdi prati, qualche antica cascina e quattro ponticelli ognuno con proprio nome. Il primo che si incontra è detto “Ponticello” sulla valle della Luserta, quindi con una numerazione discendente, si trova il 3° ponte detto della “Strecciola”, il secondo detto della “Calchera” e infine il “ponte sulla valle di Desio” detto “1° ponte”. Giunti in fondo alla valle, ci sono due sentieri che si inerpicano fino a ritrovare la SP63. Quello di destra conduce alla Bocchetta di Olino e poi prosegue in direzione Resegone; il secondo sentiero da poco sistemato grazie ai volontari del Cai Lecco e della sottosezione del Cai di Ballabio è il così detto “Sentee de volta’n dre” che si congiunge al sentiero che porta al Monte Due Mani. La Val Boazzo è una gemma nascosta, un luogo dove il tempo sembra rallentare, offrendo un’occasione unica per immergersi nella natura e nella storia del territorio. Tra antichi sentieri, ponticelli e silenzi rotti solo dal rumore dell’acqua, questa valle è il rifugio ideale per chi cerca un’escursione autentica, lontana dalla frenesia.









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