
Cultura, territorio ed eventi da vivere
di Federica Lassi
Foto di Rachele Ferrè e Federica Lassi
Esistono realtà che nascono dalla passione, dall’umiltà e dalla generosità. Ci sono persone che, con disponibilità e concretezza, le donano agli altri senza pretendere o chiedere niente in cambio. La Falesia dell’Oreste, prima che Oreste Ferrè la notasse, non era altro che un’immensa foresta, un ammasso di arbusti, piante e spine a nascondere la roccia. Era il lontano 2009 quando Ferrè, milanese ma da cinquant’anni villeggiante storico di
Perledo, notò la presenza di questa parete in località Zapel, in prossimità della fonte a cui attingeva l’acqua per il suo casello, situato poco più in basso. Avvicinandosi, si rese conto della presenza di alcuni chiodi. La parete, un
tempo, doveva senz’altro essere ‘viva’. Appassionato di montagna e arrampicatore qual è, Oreste prese a cuore l’impresa di ripristinare la falesia insieme ad alcuni compagni d’avventura, Lorenzo Festorazzi, Ragno di Lecco, ed Enzo Nogara, guida alpina. Un lavoro lungo e impegnativo: solo tre anni servirono per ripulire completamente la parete, operazione compiuta facendosi calare dalla sommità della falesia con una corda, per poi scendere man mano lungo la roccia, fino alla base. Solo successivamente si procedette con l’apertura di nuove vie attrezzate, nell’ottica di rendere possibile l’arrampicata agli appassionati, alte dai 18 ai 46 metri e comprese tra i gradi di difficoltà 5a e 6b+.

“Semplici, forse all’apparenza, ma in realtà capaci di mettere a dura prova chi decide di affrontarle – comunica Oreste, che mostra compiaciuto spit e nomi delle vie -. Periodo ideale per cimentarsi nell’arrampicata su questa falesia è senza dubbio l’inverno, essendo molto esposta al sole, o comunque quando il caldo non è eccessivo”. Secondo Luca Figini, segretario dell’ASDD Deportivo de Perlee, “questo luogo potrebbe diventare un punto di ritrovo per chi pratica la disciplina, e non è escluso che la sua presenza possa comportare uno sviluppo turistico per il paese”. Previsione che con buone probabilità si rivelerà esatta, considerato anche la cornice in cui la Falesia dell’Oreste è inserita. Già stando alla base, la visuale che si riesce a scorgere è pittoresca: all’orizzonte compare persino il Castello di Vezio, e dall’alto sicuramente gli arrampicatori avranno uno sguardo privilegiato sull’abitato di Perledo. Il lavoro alla falesia non è terminato qui: nuovi progetti stanno già prendendo forma, e potrebbero culminare nella realizzazione di ulteriori vie, probabilmente con un grado di difficoltà maggiore. Inoltre si vorrebbe inserire la parete d’arrampicata nella guida delle falesie lombarde, coinvolgendo Eugenio Pesci, già autore di svariate pubblicazioni sul tema. Continua sarà invece la manutenzione della falesia: la forza della natura è inarrestabile, pronta a riprendersi ciò che le è stato tolto, rimettendo sulla parete di roccia nuove radici. Già nel centro di Perledo la falesia risulta ben segnalata, grazie ai cartelli posizionati da Oreste. Per raggiungerla, basterà seguire le indicazioni e prendere la mulattiera che conduce a Esino, percorrendola per 10-15 minuti circa. Dopodiché, la Falesia dell’Oreste si troverà sulla sinistra. A indirizzare gli avventori, anche in questo caso, una segnaletica ben visibile.









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