
Photo by FotoLibera – PH&VIDEO Luciano, Eugenio, Elisa e Camilla
Durata: circa 6 ore
Modalità: itinerario a piedi
Adatto a: appassionati di storia, letteratura, famiglie, scuole e turisti culturali
“Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare…” così si apre il capolavoro manzoniano, e da qui parte anche il nostro viaggio: un itinerario a ritroso nel tempo, alla scoperta della Lecco del Seicento, quella sotto dominazione spagnola, con il borgo fortificato, i soldati, le gride, i bravi e i personaggi che hanno reso immortale I Promessi Sposi.
La nostra passeggiata comincia dallo storico Ponte Azzone Visconti, costruito in epoca medievale ma fondamentale anche nel Seicento come passaggio strategico verso Milano e l’Oltralpe.
Dalla sua carreggiata pedonale si ammira il punto in cui “il lago cessa e l’Adda rincomincia”, in un paesaggio mozzafiato che spazia dal San Martino a picco sull’acqua al Resegone, che con le sue creste seghettate incornicia la scena.
Qui, sullo sfondo dell’Isola Viscontea e del borgo di Pescarenico, è ambientata una delle pagine più celebri del romanzo: l’Addio ai monti.
Attraversando il centro, si arriva in Piazza XX Settembre, dove sorge l’unico resto tangibile del castello spagnolo di Lecco: la Torre Viscontea.
Un tempo parte integrante delle fortificazioni, oggi ospita mostre temporanee e offre al visitatore l’atmosfera severa e austera della Lecco seicentesca.
Qui inizia il nostro tuffo nella Lecco fortificata, che nel XVII secolo era cinta da mura e dotata di tre porte di accesso: Santo Stefano, Vianova e Porta Nuova.

Dalla torre, si raggiunge facilmente Piazza Cermenati e si sale alla Basilica di San Nicolò, il cuore religioso e simbolico della città.
Il suo imponente campanile (il “Matitone”) poggia su un antico bastione cinquecentesco, parte della cinta difensiva.
Dal parcheggio sottostante, si scorge un tratto delle mura originarie, che conducevano alla Porta Santo Stefano.
Passeggiando lungo via Bovara, un tempo asse viario del borgo fortificato, si arriva al Vallo delle Mura, un altro frammento di quella Lecco medievale e spagnola che Manzoni immaginava ancora intatta.
Qui sorgeva la Porta Vianova, oggi scomparsa, ma ancora viva nell’urbanistica e nel nome delle vie.
Approfitta delle trattorie del centro storico per un pranzo con vista lago. I piatti locali, dal pesce di lago alla polenta, ti accompagneranno in una pausa autenticamente lecchese, da gustare con lentezza.
Nel pomeriggio, rileggiamo I Promessi Sposi con gli occhi della storia: il contesto spagnolo è ovunque.
Le gride contro i bravi, i bandi inefficaci del governo di Milano;
I riferimenti a don Rodrigo, il conte Attilio, il podestà e l’Azzeccagarbugli, protagonisti di un potere corrotto e inefficiente;
Il brindisi al conte-duca di Olivares, simbolo della corte spagnola e dell’assolutismo barocco.
Questi elementi si intrecciano con la geografia urbana, rendendo Lecco non solo sfondo, ma protagonista viva del romanzo.
Immaginiamo ora Lecco come un borgo “che s’incammina a diventar città”, ancora cinto da mura, percorso da lanterne, soldati e comari.
Un teatro ideale in cui Manzoni ha fatto muovere Renzo, Lucia, fra Cristoforo, l’Innominato, e tutti gli altri protagonisti delle loro lotte interiori, in un’epoca segnata da peste, fame, giustizia negata e fede.
Porta con te una copia del romanzo, magari annotata, e sfoglialo tappa dopo tappa. Camminando per Lecco, le parole di Manzoni troveranno finalmente il loro paesaggio.

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