
Il Monte Melma, con i suoi 914 metri, non è certo tra i giganti delle montagne lecchesi. Eppure, proprio questa sua discrezione lo rende interessante: una cima snobbata da molti, ignorata da alcuni, ma che regala inaspettate sorprese a chi decide di scoprirla. È una montagna che si guadagna lentamente il rispetto, non tanto per la sua altezza, quanto per la qualità del panorama e la tranquillità dei suoi sentieri.
Non ci sono vertiginose ferrate né rifugi affollati, ma solo boschi silenziosi, un’antica osteria, una croce solitaria e un paesaggio aperto che sorprende.

La salita inizia dalla frazione Cereda di Lecco, poco sopra il rione San Giovanni. L’accesso al sentiero non è immediato: una volta lasciata l’auto in Via Fausto Valsecchi, si segue la curva di via Montalbano fino a imboccare, senza segnaletica evidente, il sentiero 44. Un ingresso un po’ anonimo, che pare voler proteggere questa montagna da chi la cerca distrattamente.
Il primo tratto sale su una vecchia mulattiera acciottolata, tra prati e castagni, in un’atmosfera già lontana dal rumore della città. Dopo una ventina di minuti si raggiunge l’Osteria Montalbano (575 m), oggi chiusa ma ancora ben riconoscibile, dove finalmente si trova il primo cartello che indica la via per il Monte Melma.
Da qui il percorso entra nel bosco e, senza difficoltà, incrocia il sentiero 41 che sale da Laorca.
Dal bivio in poi la salita cambia ritmo. Il sentiero si fa più ripido, con alcuni tratti che richiedono attenzione soprattutto in presenza di terreno bagnato o coperto di foglie. Superata la deviazione per il sentiero Casati (che conduce a Ballabio), si sale ancora per pochi minuti fino al Sass Quader, il punto più noto e frequentato del Monte Melma. Qui si trova una croce panoramica, appoggiata su una sporgenza che offre una splendida vista su Lecco, il lago e le Grigne.
È un piccolo belvedere silenzioso, spesso ignorato dagli escursionisti che si dirigono verso vette più ambiziose. Ma proprio per questo conserva un fascino discreto, quasi confidenziale.

Chi desidera raggiungere il punto più alto deve proseguire oltre la croce per qualche minuto: una breve camminata in cresta conduce alla vera sommità del Monte Melma, purtroppo segnata dalla presenza di un ripetitore che rovina in parte l’ambiente. Un contrasto forte tra natura e tecnologia che, se da un lato disturba, dall’altro ricorda quanto queste montagne siano sempre più al centro di dinamiche che vanno oltre la semplice escursione.
Il Monte Melma da Cereda è un’ottima scelta per chi cerca una camminata breve ma gratificante, magari per le mezze stagioni, o per allenarsi in vista di itinerari più impegnativi. Ma è anche, e soprattutto, una piccola lezione di bellezza sommessa: quella che non grida, che non si mette in mostra, ma che aspetta di essere scoperta da chi ha voglia di ascoltare.
Un’escursione perfetta per riscoprire la montagna quotidiana, quella che si nasconde dietro casa e che, una volta raggiunta, ci fa sentire comunque in vetta al mondo.








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