
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Il Monte Due Mani è una delle vette più riconoscibili e frequentate della zona lecchese. Il suo profilo inconfondibile, ben visibile da buona parte della Valsassina e dal capoluogo, invita all’esplorazione. Se la salita dalla Forcella di Olino, sopra Morterone, rappresenta la via più accessibile, il sentiero 30 da Ballabio racconta un’altra storia: più aspra, più intensa, più esigente. È un itinerario per chi cerca nella montagna non solo bellezza, ma anche sfida e concentrazione.
Il punto di partenza si trova poco prima del Colle di Balisio, nei pressi dell’ultima parte di Ballabio, lungo la SP62. Un piccolo spiazzo funge da parcheggio e da lì, appena si mettono gli scarponi a terra, si entra subito nel bosco, in un’atmosfera che alterna silenzi, luce filtrata dagli alberi e il rumore discreto dei propri passi.
Nella prima parte, il sentiero condivide il tracciato con quello che porta alla località Bongio e al Bivacco Emanuela. Dopo circa mezz’ora si raggiunge la Baita di Bertu e Peppo, un punto di riferimento utile e accogliente, che segna il primo snodo del percorso.
Da qui, seguendo sempre le indicazioni per il sentiero 30, si entra nel vivo dell’ascesa. Un tratto pianeggiante illude per qualche minuto, ma ben presto il sentiero piega deciso verso l’alto. Inizia un lungo pendio erboso, privo di tornanti, che mette alla prova resistenza e fiato. Questo è il tratto che definisce la reputazione del sentiero: ripido, continuo, faticoso. Ma proprio da qui inizia anche il bello.
Si guadagna quota rapidamente e, con essa, la vista si allarga: compare la cresta, e con essa la vetta, visibile in lontananza con la croce e il piccolo bivacco Locatelli Milani Scaioli, appollaiato quasi a guardia della cima. Ma non bisogna abbassare la guardia: il sentiero si restringe, si fa più tecnico, attraversa tratti tra le rocce con alcuni passaggi esposti che richiedono attenzione e passo fermo.
L’ultimo strappo, breve ma ancora una volta intenso, è un pendio erboso che conduce proprio sotto la croce di vetta. La cima del Monte Due Mani, a 1.666 metri, offre uno dei panorami più completi e scenografici di tutta la zona: dalle Grigne al Resegone, dal Lago di Lecco alla Valsassina, fino alla Pianura Padana e, nelle giornate limpide, agli Appennini e alle cime innevate del Monte Rosa.
Sono luoghi che regalano emozioni, dove il vento porta con sé il silenzio e la soddisfazione di chi è arrivato fin lassù con le proprie forze. Qui si respira libertà, e ogni fatica svanisce davanti a un orizzonte così vasto da farci sentire piccoli e, allo stesso tempo, immensamente vivi.
Il ritorno può avvenire sullo stesso tracciato dell’andata, prestando molta attenzione ai tratti più ripidi e potenzialmente scivolosi, soprattutto in discesa. In alternativa, per chi vuole esplorare altre vie, si può valutare un rientro verso Morterone, chiudendo un anello con passaggi suggestivi ma più lunghi.
Il sentiero 30 non è per tutti, ma chi è pronto ad affrontarlo scoprirà uno degli itinerari più autentici e selvaggi della zona lecchese. Non ci sono impianti, non ci sono strutture intermedie: solo tu, la montagna e la tua voglia di arrivare in vetta. E a volte, è proprio ciò che serve per ritrovare sé stessi.








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