Nel verde dell’Alta Valsassina fino al Rifugio Ombrega

di Federica Lassi

VALLE

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C’è un colore che predomina per tutta la passeggiata verso il rifugio Ombrega: il verde. Situato nell’omonima Valle Ombrega che si stacca dalla Val Marcia, a sua volta diramazione della principale Valvarrone, il rifugio è un punto ideale per ammirare vette come Legnone, Legnoncino e Sasso Dirotto, ma anche l’ultimo paese della Valsassina, Premana. Sono necessarie circa 2 ore e 15 minuti per raggiungerlo, cominciando l’itinerario dall’Alpe di Paglio, lungo all’incirca 8 km ma senza pretese, sempre ben segnalato e adatto anche a famiglie con bambini. Dopo aver lasciato la macchina nell’ampio parcheggio di Palio, si imbocca una strada asfaltata contrassegnata al principio con un grande cartellone giallo indicante alcuni itinerari. Primo tratto subito in salita, anche se non dalla pendenza estrema che, dopo aver superato un gruppo di case, porta immediatamente nel bosco. Asfalto e sentiero arriveranno ad alternarsi in questo primo segmento che conduce fino a Pian delle Betulle. Dopo aver ringraziato le fronde degli alberi per gli attimi di ristoro concessi, seguendo un’indicazione in legno che riporta la dicitura ‘Rifugio Ombrega’ si arriva a un’enorme radura. Ecco ‘l’ultimo Paradiso’, Pian delle Betulle. Qui si può tagliare la distesa verde seguendo un piccolo sentierino visibile nell’erba, tenendo sulla destra le case, il laghetto alpino, la chiesetta degli Alpini e l’impianto di risalita, che dal comune di Margno porta in pochi minuti nella pace e nella tranquillità della località. Dopo gli spazi aperti si viene di nuovo catapultati nella selva: i cartelli dicono ‘Rifugio Santa Rita’ e ‘Pizzo dei Tre Signori’ e, subito accanto su una pianta, di nuovo l’indicazione ‘Rifugio Ombrega’. 

FONTANA 1
  • ltm lecco

Mentre la camminata prosegue è possibile scorgere sulla destra l’Alpe Ortighera con le sue baite. Compare una radura e, nuovamente, un bivio con dei cartelli che segnalano la meta: da qui comincia qualche ripido tornante. Voltandosi è possibile scorgere parte della Valsassina e un lembo di Lago di Como. Per almeno quindici/venti minuti si procede senza altre deviazioni, facendosi rapire dai panorami a base di rilievi e pascoli sconfinati. In lontananza, su una piccola collinetta, appare una cappelletta. Una volta al Larice Bruciato (Lares Brusàa) si è esattamente a metà percorso, anche la parte più piacevole per le gambe. All’istante si va in leggera discesa, verso la meraviglia: di lì a poco infatti solo fiori violetti e tanto, tantissimo verde, senza soluzione di continuità. Difficile non fermarsi ogni metro per immortalare i più piccoli dettagli di questo scenario. In mezzo al panorama comincia a palesarsi anche l’abitato di Premana. Arriva un nuovo bivio, che invita a dirigersi verso sinistra per un’immersione diretta nella Val Marcia. Al Rifugio Ombrega manca circa mezz’ora, tempo in cui sarà difficile guardare dritti davanti a sé, lungo il sentiero, visto l’incredibile paesaggio circostante. Con una piccola deviazione è possibile raggiungere anche l’Alpe Dolcigo, dove sono in vendita formaggi locali. All’improvviso, svoltando una curva a destra, compare all’orizzonte il Rifugio Ombrega (1580 metri). Sembra di essere approdati in un universo fiabesco, da cui non verrebbe mai voglia di uscire. In pietra e recentemente ristrutturato, l’edificio è ben curato in ogni particolare, con balconcini e finestre adornati da fiori. Dopo la camminata, bisogna ammetterlo, un po’ di languorino è venuto: meglio non perdersi i piatti tipici del rifugio come gli gnocchi di patate al Bagnarel, la polenta e i formaggi, senza dimenticare i dolci fatti in casa. La giusta dose di carburante per rimettersi di nuovo in marcia.

OMBREGA
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