
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Incorniciato dai profili severi dello Zuccone Campelli e affacciato sull’ingresso del Vallone dei Camosci, il Rifugio Lecco si trova nella parte alta dei Piani di Bobbio, uno degli angoli più frequentati — eppure ancora capaci di sorprendere — delle Prealpi lombarde. Per chi parte da Valtorta, il percorso che conduce fin qui è un invito a immergersi in un paesaggio che cambia passo dopo passo, regalando scorci di natura autentica e suggestioni alpine che sanno di antico.
La strada per Valtorta segue l’andamento della Val Brembana, poi devia all’altezza di Lenna verso il Passo San Marco. Al bivio ben segnalato per Cassiglio e Ornica, si prende la direzione per Valtorta, raggiungendo dopo qualche tornante il Rifugio Trifoglio, punto di partenza dell’escursione vera e propria.
Da qui, la strada asfaltata lascia il posto a una pista sterrata e il silenzio del bosco prende il sopravvento. Il sentiero, inizialmente dolce, si insinua tra faggi e radure, accompagnato dal ronzio discreto dei cavi dell’alta tensione e dal passaggio silenzioso della seggiovia, che compare e scompare come un nastro metallico tra gli alberi. È curioso come questi segni dell’infrastruttura turistica, anziché disturbare, finiscano col diventare parte del paesaggio, segnali di una montagna vissuta e accessibile.

La salita prosegue, alternando tratti su fondo sterrato e brevi ritorni all’asfalto. Si costeggiano pozze d’acqua, piccoli baitelli, e si superano piste da sci ormai in letargo. La vista si apre progressivamente: a destra si staglia il profilo inconfondibile del Pizzo dei Tre Signori, mentre a sinistra lo Zuccone Campelli osserva dall’alto, con le sue pareti verticali e il colore chiaro della roccia che contrasta con il verde dei pascoli.
Lungo il cammino, i segnavia indicano deviazioni per altri rifugi e valichi: Buzzoni, Grassi, Passo del Toro… nomi che evocano avventure più lunghe e impegnative, e che ricordano quanto sia fitta la rete escursionistica di queste montagne. Ad un certo punto, una piccola croce su un masso ci riporta alla fragilità della vita in montagna: è un memoriale discreto, in ricordo di una giovane escursionista colpita da un fulmine nel lontano 1874. Una pausa silenziosa è d’obbligo.
Arrivati ai Piani di Bobbio, il paesaggio si fa più aperto e il sentiero si distende tra prati e costruzioni tipiche dell’area sciistica. Da qui si cominciano a intravedere i rifugi Gran Baita, Ratti, Stella e, in alto, finalmente, il Rifugio Lecco, meta della nostra escursione.
Il tratto finale, che si può seguire lungo la sterrata o tagliando tra i prati, è quasi pianeggiante. È come se la montagna, dopo aver chiesto uno sforzo costante ma mai eccessivo, regalasse un arrivo in dolcezza. Il Rifugio Lecco accoglie con la sua architettura semplice e solida, tipica dei rifugi di quota, e offre una vista privilegiata sull’intero altopiano.
Dislivello: circa 435 metri
Tempo di percorrenza: circa 1 ora e 30 minuti
Periodo consigliato: primavera e inizio estate offrono il massimo splendore dei pascoli e la freschezza del bosco
Quella al Rifugio Lecco è un’escursione adatta a molti, non solo per la difficoltà contenuta ma anche per la varietà del paesaggio. Non mancano i riferimenti alla storia locale, né le opportunità per allungare il giro verso altre mete d’alta quota. È un percorso ideale per chi vuole avvicinarsi al mondo della montagna in modo autentico, ma senza affrontare dislivelli proibitivi.
Un consiglio? Fermatevi spesso a guardare indietro: il panorama cambia ad ogni curva e, come spesso accade in montagna, la bellezza è anche nella direzione da cui si viene.










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