
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Chiunque sia cresciuto a Lecco, lo sa fin da bambino: San Nicolò è il patrono della città, tanto che ogni 6 dicembre – giorno della sua ricorrenza – le scuole chiudono e, secondo tradizione, si ricevono in dono mele, un simbolo semplice ma ricco di significati antichi. Ma chi era davvero questo santo che veglia sulla città affacciata sul ramo orientale del lago di Como? E perché proprio Lecco ha scelto di onorarlo con una Basilica, una festa e persino una statua dorata che emerge dalle acque del lago?
La figura di San Nicolò (o San Nicola) affonda le sue radici nella storia del Cristianesimo primitivo. Nato attorno al 260 d.C. a Patara, in Asia Minore – l’attuale Turchia – fu educato sin da giovane alla fede cristiana e, rimasto orfano, decise di donare tutta la sua eredità ai poveri. Tra i racconti che ne tramandano la carità, uno dei più noti è quello delle tre fanciulle, figlie di un padre in difficoltà economiche: per evitare che finissero sulla cattiva strada, Nicola lanciò nella loro casa, di notte, tre sacchetti di monete d’oro. Un gesto che ispirerà, secoli dopo, la figura leggendaria di Babbo Natale, Santa Claus per il mondo anglosassone.
San Nicola divenne in seguito vescovo di Myra, città dell’Asia Minore, proprio in un periodo in cui il Cristianesimo non era ancora legalizzato. Secondo la tradizione, la sua nomina fu frutto di una visione: i vescovi del luogo, radunati per eleggere un nuovo pastore, decisero che sarebbe stato scelto il primo giovane che avesse varcato la soglia della casa. E quel giovane fu proprio Nicola.

Fu un vescovo carismatico e coraggioso. Subì persecuzioni sotto l’impero di Diocleziano, fu incarcerato, ma non venne mai meno alla fede. Partecipò al Concilio di Nicea del 325 d.C., dove si batté contro le dottrine eretiche dell’arianesimo, difendendo la natura divina di Cristo in un’epoca di profondi conflitti teologici.
Alla sua morte, le reliquie furono custodite a Myra fino al 1087, quando, per timore dell’avanzata musulmana, furono traslate a Bari da un gruppo di marinai, dove ancora oggi riposano. Ma anche Venezia – in un gesto di rivalità politica e commerciale – organizzò una spedizione simile, portando altre reliquie nella Chiesa di San Nicolò al Lido.
E a Lecco? La città lombarda custodisce la Manna di San Nicolò, un liquido puro raccolto dalla tomba del Santo al momento del trasferimento delle spoglie, che si conserva nella Basilica di San Nicolò, il principale edificio di culto lecchese, situato a ridosso del centro storico.
Simbolo tangibile della devozione cittadina è anche la statua di San Nicolò, che svetta direttamente dalle acque del lago nei pressi di Punta Maddalena, non lontano dalla foce del torrente Gerenzone. Alta 2,10 metri e realizzata dallo scultore Giuseppe Mozzanica, la statua venne inaugurata nel 1955, interamente rivestita di lame dorate e donata dai fedeli della Basilica al loro prevosto, Monsignor Giovanni Borsieri, in occasione del venticinquesimo anniversario del suo ministero a Lecco.
Collocata 28 metri dalla riva, di fronte al monumento dedicato ad Antonio Stoppani, la statua si trova nel punto dove anticamente si presume sorgesse il molo del porto cittadino, crocevia di scambi e mercati. Oggi, oltre ad essere un simbolo religioso, è anche un suggestivo segnale visivo per chi osserva Lecco dal lago.
San Nicolò, dunque, non è solo il patrono religioso: è parte integrante dell’identità collettiva lecchese, un legame tra tradizione, fede e territorio. Un ponte che unisce il passato bizantino e mediterraneo con le rive alpine del Lario. Un Santo che, con la sua mano benedicente verso la città, ricorda a ogni lecchese – e visitatore – che Lecco non è solo una città ai piedi delle montagne, ma un luogo dove la storia e la spiritualità si intrecciano con l’acqua, la pietra e la memoria.








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