
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Il Santuario della Madonna della Rovinata: fede, memoria e panorama sulle pendici del Resegone
di un giornalista di montagna, innamorato della Valsassina
A pochi passi dalla città di Lecco, dove il Resegone comincia a imporsi con la sua silhouette frastagliata e inconfondibile, si trova un luogo carico di spiritualità, storia e fascino paesaggistico: il Santuario della Madonna della Rovinata.
Incastonato in una terrazza naturale sopra il rione di Germanedo, il santuario si erge silenzioso su un pendio morenico da cui si gode un’ampia vista sui tetti lecchesi e sulle prime ondulazioni della Valsassina. Non è solo un luogo sacro, ma anche un punto d’incontro tra natura, arte e tradizione popolare.
Per raggiungerlo, si sale lungo una mulattiera in acciottolato che si arrampica decisa nel bosco. La salita è ripida ma ricca di suggestioni. Lungo il percorso si incontrano le prime tredici cappelle della Via Crucis, un tempo affrescate dal pittore valsassinese Tagliaferri. Le ultime due stazioni si trovano accanto al santuario stesso, quasi a coronamento del pellegrinaggio. Oggi, al posto degli affreschi perduti per atti vandalici nel 1976, si possono ammirare le formelle in bronzo realizzate dallo scultore lecchese Fulvio Simoncini, inaugurate nel 1993: un’opera che restituisce dignità e valore artistico a un sentiero già ricco di significati.
Il santuario, costruito secondo un sobrio stile neoclassico, è composto da un corpo rettangolare con navata unica e presbiterio. La facciata, semplice e severa, è scandita da lesene e presenta un’apertura semicircolare sopra il portoncino d’ingresso che lascia filtrare la luce all’interno. Ai lati si trovano le cappelle finali della Via Crucis, con struttura ad edicola e cornici sagomate in gesso.
La cappella di sinistra, quella della Madonna Addolorata – poi chiamata dalla tradizione popolare “della Rovinata” – è il cuore simbolico del complesso. Sul retro, una fontanella e una tettoia in legno accolgono i pellegrini con la semplicità delle cose genuine.
All’interno, l’atmosfera è raccolta e devota: le pareti scandite da cornici, le volte a botte, l’altare sormontato dalla pala della Madonna Addolorata, dono del marchese Serponti, ci ricordano che qui la fede ha sempre avuto un volto popolare, concreto, vicino alla terra e alla vita quotidiana.
Il santuario fu costruito dopo un evento considerato miracoloso: nel 1849, una frana colpì l’area, ma risparmiò una piccola cappelletta mariana presente sul luogo. Questo scampato pericolo fu interpretato dalla popolazione come un segno divino. Così don Andrea Magni, parroco di Germanedo, diede inizio alla costruzione del santuario, che venne consacrato il 16 agosto 1859.
Oltre che come ex voto per la frana, la chiesa fu anche dedicata a ringraziamento per la cessazione del colera che colpì Germanedo nel 1855. Ancora oggi, ogni terza domenica di settembre, la comunità si ritrova per festeggiare la Madonna della Rovinata, in un rito che unisce fede, memoria collettiva e identità locale.
Come abitante della Valsassina e camminatore abituale tra i boschi e le cime lecchesi, il Santuario della Rovinata rappresenta per me molto più di un semplice luogo di culto. È una testimonianza vivente della forza di una comunità che ha saputo trasformare eventi tragici in simboli di rinascita e speranza.
Il sentiero che conduce al santuario è un piccolo pellegrinaggio anche per chi non si dichiara credente: un cammino nella natura, tra i profumi del sottobosco e i suoni della montagna, che culmina in un luogo dove si respira raccoglimento e bellezza.
Consiglio questa salita a chi cerca silenzio, storia, fede o semplicemente un’ora di pace con vista. È uno di quei luoghi in cui il tempo sembra rallentare e il legame tra uomo, natura e spiritualità si rinnova in modo semplice ma profondo.
E quando si scende, con Lecco ai piedi e il Resegone alle spalle, si ha l’impressione di aver ricevuto un piccolo dono.








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