Non tutti lo sanno, ma esistono dei tartufi tipicamente lariani che si trovano nei boschi sulle sponde del lago di Como, principalmente nella zona rivierasca lecchese e a Bellagio nel comasco. Si tratta di tartufi neri di pezzatura media, dal profumo e sapore delicato, molto apprezzato dagli intenditori.
A Parlasco, presso l’Azienda Agricola MB (via Parlaschino 204) si può trovare anche questa particolare specialità di tartufi, grazie alla passione del titolare, Michele Brivio. “Erroneamente vengono definiti tartufi di Parlasco – ci spiega – ma in realtà si trovano più comunemente nei boschi tra Lecco e Bellano e, di là del lago, verso Bellagio, dove il clima è più mite. Tre anni fa presso la mia azienda abbiamo realizzato una tartufaia per coltivare questa specie, dovremo attendere ancora tre anni per vedere i risultati: intanto, quando posso vado a “caccia” di tartufi”.
Il tartufo lariano dal sapore delicato è perfetto per accompagnare alcuni piatti, tagliolini ma anche le uova. Presso la sua azienda agricola, aperta tutto l’anno, Michele vende anche frutta fresca – principalmente frutti di bosco, mirtilli, lamponi, more – e il miele autoprodotto. “Speriamo tra qualche anno di avere anche attiva la nostra coltivazione di tartufi lariani” conclude.
Nella sua ricerca Michele è accompagnato dalla cagnolina Flora, un anno e mezzo, lagotto specializzato proprio in tartufi: “Per raccogliere i tartufi occorre essere autorizzati – ci racconta – si sostiene un esame a livello provinciale, se promossi si ottiene un tesserino regionale valido per la raccolta in tutta Italia. I tartufi lariani si trovano sia in estate che in autunno/inverno, in questa stagione la varietà prevalente è quella del tartufo nero uncinato. Questi particolari funghi si possono trovare anche diversi centimetri sotto terra, per questo la presenza del cane è fondamentale: lo fiuta, lo individua e aiuta a scavare per dissotterrarlo. Mi è capitato di trovare tartufi sommersi anche per una ventina centimetri”. Per evitare di rovinare o rompere il fungo i tartufai si aiutano con degli strumenti particolari, Michele ha una sorta di uncinetto con il quale asporta la terra intorno al tartufo per poi estrarlo delicatamente. Il ritrovamento più importante? Non molto tempo fa, nei boschi di Bellagio: “Con Flora ho trovato un tartufo di due etti! Il più grande mi sia mai capitato dalle nostre parti”.
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