Cultura, territorio ed eventi da vivere

La croce del Resegone compie 100 anni

Di Federica Lassi
Foto di Giancarlo Airoldi

La croce del Resegone compie 100 anni

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Il Resegone, con la sua cresta seghettata, è una di quelle montagne che non ha bisogno di presentazoni. Lo chiamano “il Re” non per caso: domina Lecco, osserva il lago, custodisce storie. E quest’anno ne ha festeggiata una speciale: i cent’anni della croce di vetta, inaugurata nel 1925 e ancora lì, salda e luminosa, a raccontare un secolo di ascese, emozioni e memorie. Il modo più semplice per incontrarlo, per arrivare davvero a guardarlo negli occhi, è salire da Morterone, una manciata di case adagiate sotto il versante orientale del monte, dove il tempo sembra muoversi con un passo tutto suo. Si parte vicino alla piazzola dell’elicottero (1.070 m), lasciando l’auto dove comincia anche il Sentiero dei Grandi Alberi. L’ingresso nel sentiero 16 è una linea netta: un pendio erboso deciso, che ci introduce al bosco. Il cammino qui è subito vivo: profuma di terra umida, di foglie accumulate, di rami che disegnano archi sopra la testa. La salita è costante, non tecnica, ma chiede rispetto. In mezz’ora si raggiunge la sorgente Forbesette (1.405 m), che gorgoglia come un piccolo promemoria del ritmo lento che hanno solo le cose importanti. Qui il sentiero 16 diventa 17, e la montagna cambia tono. Dalla Forbesette in poi il passo si distende su un dolce falsopiano, ignorando la deviazione per il Rifugio Resegone. Lì il bosco si fa più luminoso, la luce filtra tra larici e faggi, e l’aria sembra già farsi più rarefatta. È il punto dove i sentieri si intrecciano con quelli provenienti da Costa del Palio, Fuipiano e Brumano, in un mosaico di tracce che raccontano la montagna come luogo condiviso. Poi, di nuovo, la salita. Ma è una salita gentile, che porta fuori dal bosco e spalanca il sipario sul versante lecchese. Il sentiero diventa più sassoso, i tornanti più frequenti, e in alto – finalmente – appare il rosso inconfondibile del Rifugio Azzoni. Poco sopra, la croce. La croce che da un secolo segna questo punto come un luogo di incontro tra cielo e terra.

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Ci vogliono un paio d’ore, anche due ore e mezza in inverno con ramponcini o ciaspole. Ma quando si arriva, tutto si apre: il Lago di Como che brilla come un respiro, le Grigne a portata di mano, la Brianza che si stende come un tessuto morbido, e poi le Alpi, lontane eppure vicinissime, come una linea di possibilità che non finisce mai. In cima, accanto al rifugio, la croce del Resegone quest’anno porta con se un’emozione in più. Cent’anni, e non sentirli: restaurata, amata, fotografata all’infinito. E’ diventata un simbolo non solo per i lecchesi, ma per chiunque abbia messo un passo davanti all’altro lungo questi sentieri. Salire quest’anno significa entrare anche solo per un istante, in una storia lunga un secolo. La discesa segue con dolcezza il sentiero dell’andata. Chi ha ancora energie può scegliere di rientrare a Morterone passando dalla Costa del Palio, aggiungendo un tratto più arioso e panoramico. Ma anche la via originaria, con il suo alternarsi di bosco e radure, ha una bellezza che cambia luce a ogni ora.

Nel 2025 la croce del Resegone, collocata sulla Punta Cermenati nel 1925, ha compiuto 100 anni. Per celebrare l’anniversario, in vetta si è tenuta una cerimonia speciale che ha richiamato escursionisti da tutti i versanti. I momenti più significativi: Santa Messa in quota, celebrata proprio ai piedi della croce; benedizione del manufatto dopo il recente restauro conservativo; coro alpino in vetta, con brani dedicati alla montagna; salita commemorativa organizzata da vari gruppi CAI, che hanno raggiunto insieme la Punta Cermenati. Un festeggiamento semplice ma intenso, nel luogo più simbolico del Resegone, dove la croce continua da un secolo a vegliare sul territorio lecchese.

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