In vetta al Monte Due Mani lungo la ferrata Contessi



La ferrata Contessi ed il Monte Due Mani

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Tabella dei Contenuti

Per chi vive l’arrampicata come una sfida continua e cerca itinerari capaci di mettere alla prova tecnica, concentrazione e sangue freddo, la Ferrata Simone Contessi al Monte Due Mani è una meta che non delude. Si tratta di una ferrata impegnativa, disegnata lungo i torrioni rocciosi che segnano la cresta della montagna, sospesa sopra Ballabio come un balcone naturale sull’arco prealpino lecchese.

L’itinerario si sviluppa in un susseguirsi di salti, traversi esposti e pareti verticali, dove la roccia è protagonista assoluta. La progressione è continua, mai banale, e richiede passo sicuro e capacità di leggere il terreno. In compenso, ogni metro guadagnato regala emozioni forti e panorami di grande respiro: lo sguardo corre dalle Grigne al Resegone, fino ad aprirsi sul blu del Lago di Como, in una prospettiva insolita e spettacolare.

Dal punto di vista tecnico, la ferrata è pensata per escursionisti esperti: è indispensabile una buona esperienza di arrampicata su roccia, oltre all’uso corretto dell’attrezzatura da ferrata completa (imbrago, casco, set dissipatore). Un elemento interessante del tracciato è la presenza di un sentiero parallelo che, in più punti, consente di aggirare i torrioni: una soluzione utile sia per modulare la difficoltà sia per abbandonare l’itinerario in caso di necessità.

Accesso e avvicinamento

Il punto di partenza si trova lungo la strada provinciale che collega Ballabio a Morterone (SP 63). Si percorrono circa 5 km di tornanti; superata la galleria, è possibile parcheggiare l’auto sulla sinistra, in corrispondenza di uno slargo segnalato da un cartello (i posti sono limitati; in alternativa si può proseguire leggermente lungo la strada).

Lasciata l’auto, si imbocca un ripido sentiero nel bosco che in circa 10 minuti conduce all’attacco della ferrata, chiaramente indicato da una targhetta.

Perché sceglierla

La Ferrata Simone Contessi non è solo un percorso attrezzato: è un’esperienza verticale completa, che unisce tecnica, esposizione e paesaggio. Ideale per chi cerca una ferrata “vera”, senza compromessi, capace di lasciare il segno tanto nelle gambe quanto nella memoria.

  • emmepistore.it

La parte finale: tecnica, esposizione e vetta

La progressione lungo la ferrata continua a richiedere buona abilità tecnica e sangue freddo: i passaggi esposti non mancano e, nei tratti più verticali, la progressione è facilitata da staffe artificiali che aiutano a superare i salti di roccia più severi senza togliere nulla al carattere deciso dell’itinerario.

Il passaggio chiave è senza dubbio il Torrione della Discordia. Qui la ferrata mostra il suo volto più impegnativo, con pareti strapiombanti e difficoltà elevate, che mettono alla prova forza nelle braccia e gestione dell’esposizione. Anche questo tratto può essere aggirato, ma affrontarlo significa misurarsi con uno dei passaggi più spettacolari dell’intero percorso. Catene, cavi metallici e staffe artificiali accompagnano la salita, rendendola sicura ma mai banale.

Superata la sezione più alpinistica, la ferrata lascia spazio a un ambiente più aperto: resta da percorrere il sentiero di cresta del Monte Due Mani, attrezzato in più punti e incredibilmente panoramico. È un tratto che invita a rallentare il passo, respirare e godersi il contesto, mentre in circa un’ora abbondante si raggiunge la vetta, dove si incontra il caratteristico bivacco a igloo, punto d’arrivo simbolico e perfetto per una pausa contemplativa.

Il tempo complessivo di percorrenza, dall’attacco della ferrata fino alla cima del Due Mani, è di circa 3 ore e 15 minuti, variabile in base all’allenamento e al tempo dedicato ai passaggi più tecnici.

Discesa

La discesa offre due possibilità:

  • seguire il sentiero normale di discesa dal Due Mani, soluzione più semplice ma con lo svantaggio di sbucare a circa 4 km dal parcheggio;

  • oppure imboccare il ripido sentiero n. 36, che costeggia la ferrata. Questa opzione è più diretta ma va affrontata con le dovute precauzioni, soprattutto su terreno ripido e in presenza di umidità.

Una chiusura degna di un itinerario che non è solo una ferrata, ma un vero viaggio verticale: tecnico, aereo e profondamente appagante per chi ama l’arrampicata e la montagna “vera”.

  • ltm lecco
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