Monte Due Mani: il Muro di Halloween, una falesia “da paura”

di Caterina Franci
Foto di Gillo Bottini

PARETE 2

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La premessa è d’obbligo: la falesia in questione, Il Muro di Halloween, chiodata da Eugenio Pesci tra il 2011 e il 2013, non è una falesia per tutti, anzi. Per la sua posizione, le difficoltà dei tiri e l’esposizione, è consigliata solo ai climber esperti, non solo forti nel grado, ma anche abituati ad ambienti montani esposti. E’ però un luogo spettacolare e unico nel lecchese, così come curiosa è la storia che lo caratterizza. A raccontarla è lo stesso Pesci, arrampicatore e alpinista: “La parete dove ho aperto la falesia Il Muro di Halloween si può ammirare salendo dalla statale che porta da Ballabio a Morterone – racconta – l’aspetto non è dei più invitanti, ma la roccia è molto compatta. Osservandola meglio con il binocolo ho trovato questo settore interessante e ho deciso di provare a realizzare qualcosa”. Era il 2011: per due anni Eugenio si porta in luogo: 45 minuti di cammino lungo il sentiero che da Ballabio sale al Monte Due Mani, quindi la calata dall’alto e il lavoro di chiodatura della falesia, in solitaria. “Sarò andato in totale oltre trenta volte, sempre da solo – ricorda – ammetto che per un periodo sono stato in dubbio: non c’era una vera e propria base da cui partire per arrampicare, ma solo una microcengia. Poi mi son convinto: il luogo era favoloso, soleggiato, ho fatto un bel lavoro di pulizia. Arrampichi sospeso, una condizione rara nel lecchese”. Non sono mancate le disavventure: “Ricordo che una volta qualcuno che passava di lì, senza sapere cosa stessi facendo, ha ben pensato di rubarmi le corde. Da quella volta in poi le ho frazionate, per essere più tranquillo”. Il lavoro di chiodatura in solitaria non è stato facile, a partire dall’attrezzatura da portare in parete: complessivamente i fix utilizzati sono stati quasi 500, per 17 tiri
in totale, con nomi curiosi e…spaventosi, per citarne qualcuno: Tomba con vista, Esorfix, Merenda col Vampiro, e così via. 

SCALATA
  • ltm lecco

“Ricordo che a calarmi le prime volte mi sono venuti i capelli bianchi – racconta Eugenio – il nome, Il Muro di Halloween, arriva anche da questa sensazione di paura. Per i tiri, invece, mi sono ispirato ad un libro di fumetti su Halloween che aveva mio figlio”. La difficoltà è alta: i tiri sono prevalentemente di settimo grado e lunghi anche 40 metri: “Dei veri e propri viaggi – commenta Eugenio – il bello di questa falesia”. Per raggiungerla, si sale lungo la strada per Morterone e si parcheggia all’altezza della curva con scritto proprio HLW (Halloween): “Da qui si segue la traccia nel bosco, si superano una serie di canali e, tramite una corda fissa, si risale la parete fino alla microcengia, la ‘base’ della falesia. Si scala sempre allongiati, pare di essere in via, per questo ribadisco che si tratta di una falesia per esperti, non solo forti nel grado ma anche abituati a scalare in montagna. E’ una falesia sospesa, unica nel lecchese: quando l’ho aperta la frequentazione è stata buona, ricordo il passaggio di grandi come Giovanni Rivolta, che ha liberato alcune vie, e Marco Pedretti (Pedro). I tiri sono unici, la prima parte è più fisica, poi si presenta questa placca gocciolata più tecnica che è uno spettacolo. Ad aggiungere pepe alla situazione è che spesso scali da solo, non vedi cioè chi ti fa sicura perché la parete strapiomba”. All’attacco dei tiri sono state anche poste delle indispensabili fioriere porta oggetti. Complice le sue caratteristiche particolari, la falesia è andata un po’ perdendo in termini di notorietà: “C’è un piccolo gruppo di scalatori che continua a frequentarla, soprattutto d’inverno, ma non è tra le mete più considerate” spiega Eugenio. Insomma, senz’altro un luogo ricco di suggestione che completa il già ricco panorama delle falesie lecchesi. 

  • logika
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