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Nel cuore verde di Casargo: il patriarca silenzioso della Val Piancone e i 30 giganti del tempo
Sulle montagne selvagge e ancora autentiche dell’Alta Valsassina, tra boschi di castagni e silenzi interrotti solo dal fruscio delle fronde, si cela un patrimonio arboreo di straordinario valore storico e naturalistico. Il Comune di Casargo, piccolo gioiello montano della provincia di Lecco, custodisce infatti ben 30 alberi monumentali, censiti e tutelati dal Corpo Forestale dello Stato e inseriti nell’elenco ufficiale della Provincia. Una collezione vivente di essenze autoctone – in gran parte castagni secolari, faggi imponenti e delicate betulle – che raccontano secoli di storia e biodiversità alpina.
Ma tra questi custodi verdi del tempo, uno solo detiene il primato assoluto: lo straordinario faggio della Val Piancone, un gigante silenzioso la cui imponenza lascia senza fiato. Alto 28 metri e con una circonferenza che supera i 9,3 metri alla base, questo albero è più che un semplice esemplare botanico: è un vero e proprio monumento naturale, ritenuto il faggio più antico d’Italia, con un’età stimata superiore ai 600 anni. Quando Ludovico il Moro governava Milano e Cristoforo Colombo si preparava a varcare l’Atlantico, lui era già lì, affondando le sue radici nella terra montana.
Il faggio di Val Piancone è oggi oggetto di studio da parte di botanici, dendrologi e appassionati di alberi vetusti. La sua straordinaria longevità è dovuta probabilmente all’altitudine favorevole, alla qualità del suolo acido e ben drenato, e al relativo isolamento, che lo ha tenuto al riparo da interventi antropici invasivi. La sua chioma maestosa e la corteccia liscia, dalle sfumature argentate, sono il simbolo vivente della resilienza della natura.
Raggiungere questo patriarca verde è possibile, ma richiede rispetto e preparazione. Due sono i percorsi principali che conducono al maestoso faggio. Il primo parte dalla località Faedo, salendo attraverso Ronco e poi seguendo il sentiero per la suggestiva Val Marcia. Un tragitto immerso nei boschi, tra ruderi di alpeggi e antichi muretti a secco, dove il tempo sembra essersi fermato. Il secondo itinerario, meno noto ma altrettanto affascinante, prende avvio dalla zona industriale di Premana, in località Giabbio, per poi attraversare il torrente Varrone e salire fino all’Alpe Chiarino.
Entrambi i sentieri presentano forti dislivelli e tratti scoscesi: si raccomanda quindi di affrontarli con attrezzatura adeguata, scarponi da montagna e prudenza, soprattutto in caso di maltempo. Ma la fatica sarà ampiamente ripagata dall’incontro con un testimone silenzioso della storia alpina, che ha assistito a frane, nevicate epocali, pascoli e guerre, restando sempre lì, saldo e maestoso.
L’inserimento del faggio della Val Piancone – e degli altri alberi monumentali del territorio – nell’elenco ufficiale della Provincia rappresenta un passo importante per la tutela del patrimonio naturale e culturale di Casargo. Non si tratta solo di proteggere delle piante: si tratta di salvaguardare la memoria verde delle nostre montagne, un’eredità che parla di uomini, natura e secoli di coesistenza.
In un’epoca in cui la fretta consuma ogni cosa, l’invito è semplice: rallentare, camminare e ascoltare. Perché in mezzo a quei tronchi nodosi e a quelle fronde che accarezzano il cielo, ogni albero racconta una storia. E il faggio di Val Piancone ne racconta più di chiunque altro.








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