
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Appena usciti dalla galleria, lasciamo alle spalle il rumore del traffico e imbocchiamo la strada che da Ballabio sale verso il Pian dei Resinelli. Dopo neanche un chilometro, troviamo un comodo spiazzo per parcheggiare sulla sinistra, proprio dove comincia Via Grigna. L’altitudine, qui, è di 754 metri, ma l’aria già profuma di bosco.
Inizia così il nostro cammino: ci incamminiamo in leggera salita costeggiando il torrente Grigna, il cui scorrere accompagna i primi passi. Poco dopo attraversiamo il corso d’acqua su un ponticello e ci lasciamo alle spalle le ultime case. La strada si fa sterrata e ci accoglie nel silenzio ovattato del bosco.
Ai primi tornanti si susseguono deviazioni e scorci: un sentiero che si inerpica lungo il torrente, una stradina chiusa da una catena, un acquedotto solitario. Tutto suggerisce storie di lavoro e montagna, ma noi restiamo sul tracciato principale, che con discrezione ci riporta accanto al torrente. È un angolo di natura che sembra essersi preso una pausa dal mondo.
Più avanti, vicino a una piccola grotta e a un vecchio cartello di divieto, iniziamo a percepire che la salita si farà più decisa. Alla partenza di una teleferica, segnalata da un altro cartello, abbandoniamo la sterrata e imbocchiamo un sentiero segnato da bolli rossi e blu, direzione Resinelli. Da qui in poi, la fatica inizia a farsi sentire.
Si sale tra rocce e alberi, con tratti più impegnativi alternati a pause di respiro. Alcuni passaggi sono incorniciati da grandi massi, altri da pareti d’arrampicata che raccontano le imprese di chi, in questi boschi, cerca verticalità e sfida. A un bivio ignoriamo la via per la località Campo, seguendo le indicazioni verso i Resinelli. I passaggi si fanno via via più ripidi, ma anche più suggestivi. A un certo punto, tra gli alberi, si apre una visuale improvvisa: oltre la forra, una grande parete ci ricorda quanto sia selvaggia e austera questa valle.
Dopo una sorgente – semplice ma preziosa – continuiamo la salita guadando un piccolo ruscello e superando una targa che ricorda qualcuno che qui ha lasciato il segno, forse la vita. Queste presenze silenziose ci ricordano che la montagna non è mai solo uno sfondo, ma anche memoria.
A quota 1090 metri raggiungiamo un casotto dell’acquedotto. Qui le indicazioni si moltiplicano: a destra lo Scudo di Val Grande e il Sasso Falc, mentre a sinistra il sentiero che contorna il Corno del Nibbio e conduce comunque ai Resinelli. Prendiamo la via di destra, ora segnata da bolli bianchi.
Ancora un po’ di salita, aiutata da gradini in legno e da una traccia sempre più evidente. Un grande albero annuncia la fine del bosco: si esce alla luce e davanti a noi si apre l’anfiteatro della falesia, con Ballabio che appare in basso, piccolo, come se fosse molto più lontano di quanto realmente sia.
I prati prendono il posto degli alberi e in alto comincia a spuntare la sagoma familiare del Rifugio Soldanella. Superiamo una vecchia cascina, con lo sguardo che corre verso il Corno del Nibbio, ma la salita non è ancora finita.
Rientriamo per un tratto nel bosco, tra pareti d’acqua e scritte su pietre che testimoniano la cura del CAI locale. Dopo un breve tratto in discesa, risaliamo su tornanti sempre più ripidi, gli alberi si diradano e ci troviamo presto su una dorsale erbosa. Il panorama si apre su entrambi i lati: è il genere di ricompensa che non si può fotografare senza perderne l’essenza.

Ancora qualche tratto di salita, tra listelli di legno che aiutano il passo, ed eccoci al prato con il piccolo cassottello e il cartello che annuncia il Nuovo Sentiero dei Piani Resinelli e Pra Cassin. Seguiamo la staccionata di legno, come guidati da un invito discreto, e passiamo accanto a qualche baita solitaria.
A questo punto, una sterrata ci accoglie con la sua ampiezza.
Qui inizia anche la Traversata Bassa verso il Pialeral. È un luogo di crocevia e di partenze: troviamo la sorgente della Pissarotta, una bacheca, e poco oltre, le indicazioni per salite ben più tecniche: Cresta Senigallia, Canalone Porta, Grigna Meridionale, Torrioni Magnaghi… nomi che evocano alpinismo e verticalità.
Ma noi continuiamo più dolcemente, in leggera discesa, ignorando il sentiero diretto al Rifugio Porta. Un’ultima curva, e infine appare il Rifugio Soldanella.
Ma la vera misura del cammino, come sempre in montagna, non è solo quella dei numeri: è fatta di impressioni, silenzi, dettagli che restano negli occhi e nelle gambe.










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