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La Fim di Premana: il cuore di ferro della Valvarrone tra archeologia industriale e memoria operaia

miniere di ferro valvarrone

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La Fim di Premana: il cuore di ferro della Valvarrone tra archeologia industriale e memoria operaia
di Maurizio Sala

No, “la Fim” non c’entra nulla con il noto sindacato metalmeccanico: qui siamo in Valle dei Forni, nel cuore della Valvarrone, e la sigla evoca ben altro. Parliamo del più importante e meglio conservato centro siderurgico storico di Premana, un sito industriale di montagna risalente alla seconda metà del Settecento, quando il ferro non era solo una risorsa, ma una vocazione che forgiava identità, comunità e sviluppo economico.

I resti della Fim – accessibili seguendo l’itinerario escursionistico che risale la Valle dei Forni, subito oltre la moderna zona industriale del paese – offrono ancora oggi uno sguardo autentico su quello che fu un piccolo ma efficiente distretto metallurgico alpino. Incastonati tra i pendii scoscesi e il verde rigoglioso della valle, gli edifici in pietra si presentano come silenziosi testimoni di un’epoca in cui l’industria camminava a piedi nudi tra i sassi, ma con visione lungimirante.

I visitatori possono osservare le antiche fucine, in buona parte riconoscibili nella struttura e nella disposizione, insieme ai resti del mulino idraulico che sfruttava l’energia del torrente Varrone. Un canale, recentemente restaurato con cura filologica, testimonia l’ingegnoso sistema di convogliamento delle acque: un piccolo capolavoro di idraulica montana che alimentava le ruote motrici, cuore pulsante di una produzione locale a ciclo continuo.

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Qui, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, si lavorava il ferro proveniente dalle miniere dell’Alta Valsassina e della Val Gerola. Il minerale, trasportato a dorso di mulo, veniva fuso e lavorato in loco per produrre attrezzi agricoli, utensili, chiodi, lame e componenti metallici, destinati tanto al mercato locale quanto, in parte, a quello lombardo.

Con l’arrivo della rivoluzione industriale e il progressivo spostamento della siderurgia verso le pianure e le città, anche la Fim visse un lento declino, fino all’abbandono definitivo nella prima metà del Novecento. Ma l’identità metallurgica di Premana non si è mai spenta: anzi, da queste radici è germogliata l’attuale vocazione alla produzione di forbici e coltelli, che ancora oggi rende il borgo noto a livello internazionale.

La Fim, dunque, non è un semplice rudere, ma un tassello fondamentale della storia sociale ed economica della valle. Visitarla significa fare un passo indietro nel tempo, nella quotidianità faticosa di uomini e donne che trasformavano la montagna in lavoro e il ferro in futuro.

Una raccomandazione doverosa: l’area, pur essendo parzialmente restaurata, presenta strutture pericolanti. Si consiglia quindi la massima prudenza e di non entrare nei ruderi, che non sono stati messi in sicurezza per la visita interna. La lettura di questo paesaggio industriale va fatta a distanza, con rispetto e attenzione, lasciando che siano le pietre – e l’acqua che ancora scorre – a raccontare la loro storia.

Per chi volesse approfondire, il Museo Etnografico di Premana offre materiali, disegni tecnici e testimonianze sulla lavorazione del ferro in valle, completando il racconto di questo affascinante capitolo di archeologia industriale alpina.

La Fim è un luogo dove la ruggine non è solo degrado, ma memoria: e dove il silenzio delle vecchie forge parla più di mille parole.

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