Cultura, territorio ed eventi da vivere

Borgo di Mandonico, un fermo immagine della vecchia Dorio

di Federica Lassi

BORGO

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Pietra, portoni in legno, prati e nessuna anima viva. Il borgo di Mandonico si presenta così agli occhi degli escursionisti che, attraversando il Sentiero del Viandante, se lo trovano davanti. Un agglomerato di rustici compatto, quasi fosse sulla difensiva, pronto a parare i colpi di qualche forestiero giunto da lontano nel tentativo di appropriarsene. E in effetti quello che adesso è considerato il vecchio nucleo di Dorio era stato scelto dagli antichi popoli proprio per proteggersi da attacchi bellici, saccheggi e incursioni, essendo in una posizione arroccata tra la Valle di Dorio e la Valle dei Mulini. La storia dice che qui sorsero i primi insediamenti dei Liguri e, subito dopo, dei Celti, come dimostrano alcune scure risalenti all’età del bronzo, ritrovate e ora conservate a Como, oltre che i numerosi massi erratici con cappelle, testimonianza di riti religiosi. Non isolate espressioni di devozione: a farsi notare, un po’ in disparte rispetto al resto del borgo, anche la chiesetta di San Giorgio, risalente al XV secolo e per lungo tempo chiesa parrocchiale, dal 1506 al 1787, davanti a cui si apre una balconata vista lago, con tanto di panchina per goderne un po’ e ristorarsi. Gioiello più prezioso dell’edificio religioso, l’affresco tardogotico del 1422 raffigurante proprio le gesta del santo a cui è intitolata, occupante quasi interamente la parete settentrionale della navata, suddiviso in sei riquadri distribuiti su due fasce: in una delle più grandi spicca San Giorgio in sella a un cavallo bianco mentre trafigge il drago. Presente anche una rappresentazione della Vergine in trono con Bambino e dell’Arcangelo Michele, oltre che di Sant’Antonio Abate, di un vescovo identificato come San Gottardo e della Madonna in trono con Bambino in grembo. 

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  • ltm lecco

Continuare a costeggiare le spesse costruzioni in pietra, adornate da scalinate esterne che un tempo servivano a raggiungere i piani superiori, fa galoppare la mente oltre le murature dai volumi decisi, aiutandola a immaginare la vita all’interno come un tempo doveva essere: al pian terreno stanze munite di focolare, ai livelli più alti spazi per dormire o per essiccare e conservare cereali e castagne. Una quotidianità lenta, scandita dai ritmi della natura, elemento che la fa da padrone in questo contesto tra pendii e sentieri, dai quali si scorgono le sfumature del lago, mutevoli a seconda del clima. Non doveva poi essere tanto diverso il paesaggio ammirato da chi una volta abitava la località, capace di regalare vedute indelebili incastrando alla perfezione tracce umane e del Creato. Osservandola ora diventa difficile pensarla brulicante di vita, una vita che manca stanzialmente da oltre un secolo, quando l’ultima famiglia lasciò Mandonico. Lo scorrere del tempo ha messo in pausa il piccolo borgo, spostando gradualmente interessi e quotidianità nell’attuale nucleo abitativo, a ridosso del lago. Un passato però a cui sembra non essere stato messo un punto definitivo, complici la collocazione strategica, stavolta per ragioni legate al turismo outdoor, e le recenti ristrutturazioni che stanno coinvolgendo alcune abitazioni del borgo, tutte seconde case. Qua e là infatti sbucano segni antropici, indicatori di come Mandonico non abbia alcuna intenzione di spegnersi definitivamente, e tantomeno rimanere un fotogramma dei tempi che furono.

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