Cultura, territorio ed eventi da vivere

Civico Museo Setificio Monti: un filo conduttore con il passato

di Federica Lassi

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Passa quasi inosservato l’imponente edificio che, percorrendo la strada provinciale SP72 nel comune di Abbadia Lariana, porta il nome di Civico Museo Setificio Monti. Forse troppo prossimo alla strada per scorgerlo con immediatezza, soprattutto alla guida. Curioso accada, considerato che è una delle testimonianze più vivide di archeologia industriale sulla lavorazione della seta in tutto il circondario lecchese. A dircelo sono già le mura esterne, visibilmente impregnate di una storia che, una volta entrati nel museo, aspetta solo di essere raccontata. Va da sé che, prima di diventare luogo di esposizione nel 1998, qualcosa di rilevante all’interno dei locali che oggi ospitano attrezzi e oggetti per la produzione serica dev’essere accaduto. E la narrazione di come il Civico Museo Setificio Monti sia diventato quello che è adesso è complessa e intricata quanto i fili di una matassa. A cambiare le sorti della struttura, nata nel Quattrocento come mulino da grano e trasformata nel Seicento in follo da pannilana, fu la famiglia Monti, proveniente dal Lodigiano, che la convertì in un filatoio per la seta nel 1818. Nei quattro piani dell’edificio non c’era solo il nucleo produttivo, occupato al principio da due torcitoi circolari, ma anche magazzini e uffici (nel museo c’è una stanza dedicata all’ufficio del direttore, con libri contabili, macchine per il controllo qualità e molto altro), e l’abitazione del fondatore Pietro Monti (oggi Biblioteca Civica). Visto il successo dell’attività, gli investimenti si susseguirono: il filatoio fu sopraelevato di un piano e il più piccolo dei torcitoi rimpiazzato da altri tre in quadro di modello francese, capaci di triplicare la produzione. Nel cortile sorse anche la filanda: siamo nel 1869. In trent’anni i Monti seppero costruire un impianto degno di nota, ma i venti di un nuovo cambiamento cominciarono a soffiare. Il continuo avanzare delle tecnologie spinse la famiglia ad abbandonare l’impresa, lasciandola nelle mani di Giovanni Cattaneo.

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Ma anche la sua avventura volse al termine, con attività cessata nel 1934. Ed ecco che i fili cominciano a intrecciarsi e sovrapporsi con più vigore: la filanda diventa una fonderia mentre il filatoio, dove adesso è collocato il museo, viene adibito a magazzino. Nel 1975, per entrambi, la storia sembrava essere giunta al capitolo conclusivo. Qualche anno dopo, invece, arrivò l’acquisto provvidenziale da parte del Comune di Abbadia, intenzionato a ripristinare gli edifici. Se nulla poté per recuperare la filanda, ora sede delle scuole medie, riuscì invece a dare vita, non senza duro lavoro, al Civico Museo Setificio Monti, che oggi tutti possono visitare. Senza dubbio, gli avventori rimangono affascinati soprattutto dal torcitoio circolare, posto immediatamente accanto all’ingresso, che con la sua altezza di 11 metri occupa metà edificio. Non è solo l’imponenza a renderlo attraente: è ancora integro e perfettamente funzionante per mezzo di un motore elettrico (uno dei pochi in Europa), per cui è possibile vederlo davvero in azione e immaginare come doveva essere lavorarci. Venduto alla famiglia Abegg nel 1965, dopo essere stato restaurato fu donato al Museo Technorama di Wintherthur, a Zurigo. È ritornato ad Abbadia quando l’Amministrazione comunale decise di cimentarsi nell’opera di recupero del filatoio per farne un museo, dato in comodato d’uso per cento anni. Di tempo ancora ce n’è per goderselo, sperando che il destino del torcitoio possa restare legato ancora a lungo alla storia del Civico Museo Setificio Monti. È lui, insieme al resto dei reperti presenti, uno dei fili a tenere vivo e saldo il ricordo di cosa un tempo sorse a due passi dall’odierna SP72, simbolo di progresso e modernità su cui l’ombra del passato non smette però di affacciarsi, ricordando che rimarrà sempre parte di noi.

Per info su visite e orari:
www.museoabbadia.it

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