Verso il Rifugio Lecco: un cammino tra mughi, vette e silenzi d’alta quota
Sospeso tra cielo e roccia, il Rifugio Lecco si trova in una delle zone più suggestive delle Prealpi lombarde, nella parte alta dei Piani di Bobbio. Ai suoi piedi, lo Zuccone Campelli vigila immobile, mentre il Vallone dei Camosci si apre discreto, celando ambienti selvaggi e atmosfere che profumano d’alpeggio antico.
Un’escursione dai toni dolci e severi: da Artavaggio lungo il Sentiero dei Mughi
L’itinerario che conduce al Rifugio Lecco da Artavaggio non è solo un’escursione: è un viaggio a ritroso nel tempo e dentro la natura. Lasciata la trafficata SS36 all’altezza del ponte sull’Adda, si risale la Valsassina fino alla stazione della funivia per i Piani di Artavaggio. In pochi minuti si passa dall’asfalto al silenzio dell’alta quota, dai clacson al fruscio del vento tra i pini mughi.
Dalla stazione a monte, il cammino si apre su una comoda strada sterrata, che attraversa radure, piccoli nuclei di baite e prati fioriti. È un percorso ben segnalato, adatto a chi ha un minimo di allenamento, e regala scorci continui sulle Grigne e sulla verde valle sottostante. I rifugi si susseguono come tappe di un racconto alpino: Casari, Nicola, Cazzaniga-Merlini. Ogni struttura sembra quasi invitare a una sosta, a un caffè bollente o a un respiro profondo.
Lasciato alle spalle il Rifugio Cazzaniga, si imbocca il Sentiero 101 delle Orobie Occidentali, entrando nel regno del mugo e della roccia. Qui la traccia si fa più viva, più montanara, con tratti a mezza costa, lievi saliscendi, qualche canalino da scavalcare. È una zona di confine: tra la dolcezza dei pascoli e l’asprezza delle Orobie vere e proprie. La segnaletica è puntuale, e ogni masso diventa un punto di riferimento.
Il cuore dell’escursione: verso la Bocchetta dei Mughi
Il sentiero sale verso la Bocchetta dei Mughi, sfiorando i 2000 metri di quota. Qui, tra conche erbose, roccette affioranti e panorami sempre più aperti, il tempo sembra dilatarsi. È il punto più alto del percorso, e anche uno dei più emozionanti: alle spalle, le piramidi del Rifugio Nicola; di fronte, il sentiero si tuffa in una discesa a tornanti verso Bobbio, aprendo infine la vista sull’obiettivo della giornata: il Rifugio Lecco.
La discesa è ripida in alcuni tratti, ma mai pericolosa. Dopo lo sforzo della salita, è il momento di lasciarsi cullare dal ritmo lento della montagna, con il pensiero già rivolto alla sosta in rifugio. Il sentiero, tra pietre, cespugli di ginepro e qualche croce a ricordo degli alpinisti, si fa più ampio. Man mano che si perde quota, si intravedono i tetti delle baite, qualche pannello solare, e infine, in fondo al pendio erboso, la sagoma accogliente del Rifugio Lecco.
Un rifugio spartano, ma autentico
Il Rifugio Lecco è spartano, come dev’essere un vero rifugio d’alta quota. Ma ciò che gli manca in comodità lo restituisce con autenticità. Non è un ristorante travestito da rifugio: è un punto d’approdo per chi ama la montagna vera, per chi ha camminato, sudato, respirato forte. E, una volta arrivati, ci si sente a casa. Il panorama abbraccia i Piani di Bobbio e, nelle giornate limpide, le sagome lontane delle Orobie bergamasche.
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