
Verso la Madonna della Neve: camminando tra boschi e silenzi in Val Biandino
Nel cuore delle montagne lecchesi, la Val Biandino si apre come una conca verde incastonata tra vette silenziose, testimone di una natura ancora autentica, nonostante la presenza sempre più frequente dell’uomo. È un luogo che sa ancora sorprendere: non è raro, con un po’ di fortuna e silenzio, incrociare lo sguardo di un camoscio o cogliere il fischio acuto di una marmotta.
L’escursione segue il sentiero 40, conosciuto anche come Via del Bitto, un tracciato classico per chi desidera raggiungere la Val Biandino partendo da Introbio, in Valsassina. È una camminata semplice dal punto di vista tecnico, ma che richiede un minimo di resistenza: il dislivello di circa 900 metri si sviluppa lungo oltre sette chilometri. L’ambiente è sempre accogliente, e i rifugi presenti nella valle offrono anche un servizio jeep per chi preferisse evitare la salita a piedi. Ma il consiglio, almeno per l’andata, è quello di vivere pienamente il cammino.
Il nostro cammino inizia da Introbio, borgo ai piedi delle Grigne, facilmente raggiungibile anche con i mezzi pubblici. Dal centro si risale fino a Via delle Ville, che conduce a una sbarra: da qui la strada asfaltata lascia spazio a un fondo in cemento. Nei primi 45 minuti si cammina senza troppe sorprese, seguendo la mulattiera principale, fino a raggiungere un ampio spiazzo. È qui che si imbocca, sulla destra, il sentiero 40 vero e proprio.
Da questo punto si abbandona la carreggiata e si entra nel bosco. La traccia è evidente, ben tenuta, priva di difficoltà tecniche: l’ideale anche per escursionisti poco esperti o per famiglie con ragazzi abituati a camminare. Il sentiero attraversa il Torrente Troggia, che più a valle forma la spettacolare cascata omonima, e prosegue con una serie di saliscendi tra faggi e larici. L’ambiente, sebbene in parte segnato dalla presenza di piste per i mezzi, conserva ancora il fascino del “selvatico” alpino.

Si prosegue lungo tratti di strada e sentiero alternati, toccando quota 1.060 metri alla Fontana San Carlo, ideale per una breve pausa. Poco più avanti si incontra un agriturismo, segnalato da indicazioni ben visibili. In circa un’ora e mezza totali si è già immersi nella parte più suggestiva della valle.
A un certo punto, nel cuore del bosco, una stele in pietra richiama la memoria della Brigata Rosselli, gruppo partigiano attivo durante la Resistenza: un momento per riflettere sul significato della libertà, anche tra queste montagne che l’hanno protetta.
In dieci minuti si sbuca nuovamente sulla strada e si raggiunge la Bocca di Biandino (1.493 m). Qui, finalmente, la valle si apre in tutta la sua ampiezza. Il verde dei prati si distende fino all’orizzonte, punteggiato da malghe, baite e dai rifugi Tavecchia e Val Biandino, veri e propri presidi di accoglienza alpina.
Da questo punto, se le energie lo permettono, si può proseguire. Seguendo un sentiero comodo e quasi pianeggiante, in circa 30 minuti si arriva al piccolo Santuario della Madonna della Neve, con l’omonimo rifugio. Il luogo, semplice ma suggestivo, ha un’aura di quiete particolare. È uno di quei posti dove ci si ferma volentieri a contemplare il paesaggio, magari gustando un piatto caldo o semplicemente lasciandosi cullare dal silenzio rotto solo dal vento e dal pascolo.
Chi volesse può continuare fino al Lago di Sasso, ai piedi del Pizzo Tre Signori, o addirittura affrontare la salita alla vetta. Ma questa è un’altra escursione, che merita un capitolo a parte.
La discesa avviene lungo lo stesso itinerario. È il momento in cui, spesso, si apprezza ancora di più ciò che si è attraversato: gli odori del bosco, le pietre calde sotto il sole, l’acqua che corre tra i sassi, il respiro più profondo.
La salita alla Val Biandino non è un’impresa, ma una scoperta. È l’escursione ideale per chi vuole avvicinarsi alla montagna senza troppi rischi, ma con la promessa di panorami sinceri e incontri autentici. Il sentiero 40 non è tra i più spettacolari dell’arco alpino, ma è onesto, sicuro, e regala quella gratificazione che solo un passo dopo l’altro sa dare.
Chi cerca silenzio e semplicità, qui troverà entrambi. E forse, tornando indietro, porterà con sé qualcosa in più rispetto a quando è partito.












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