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Rifugio Stoppani

Foto Copyright© Sala Maurizio LLV

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Tabella dei Contenuti

Verso il Rifugio Stoppani: un cammino tra memoria, boschi e storia

La salita inizia con passo leggero, come un invito gentile. Alla nostra sinistra, una stradina secondaria si stacca discreta: una pietra segnata di rosso e un cartello ricordano la vicinanza della funivia, quasi a suggerirci un’alternativa più comoda, ma meno poetica. Alle nostre spalle si nasconde il Castello dell’Innominato, mentre Somasca resta un’eco tra i monti.

Camminando, una casa ci osserva in silenzio: sulla sua parete, un affresco antico ritrae la Fuga in Egitto. È uno di quei dettagli che si rischia di non notare, ma che racconta più di mille cartelli: qui la montagna è anche fede, arte, memoria. Poco oltre, un prato si apre come una radura domestica, accanto a un casotto in lamiera dimenticato dal tempo. Il sentiero curva a destra e la salita riprende, con dolce ostinazione.

Si incontra una strada asfaltata, a 580 metri. È uno snodo: arrivano qui anche i passi di chi parte dal parcheggio della funivia di Erna. I segnavia abbondano, come in un crocevia del tempo. Si leggono nomi familiari agli escursionisti: Deviscio, Costa, Rifugio Stoppani, Monte Magnodeno, Piani d’Erna, Resegone. Alcuni sembrano vicini, altri si allungano come promesse di giornate intere.

Proseguendo a destra, si affrontano due curve ampie. Un cartellino segnala che siamo al quinto chilometro della “Resegup” — una gara, certo, ma anche una metafora della vita: si sale sempre, e non per tutti alla stessa velocità. Sulla destra un traliccio e una recinzione ricordano che qui la natura è intrecciata alla presenza dell’uomo.

La strada si arresta davanti al cancello di un’azienda agricola, ma il cammino riprende subito alla sua sinistra: una mulattiera che sembra uscita da un romanzo. I segnavia proseguono il loro racconto di nomi e numeri. Ma in mezzo a questa rete di indicazioni, è il bosco alla nostra sinistra a rubare l’attenzione. La sua ombra ci accoglie, mentre la recinzione continua a destra, paziente, a delimitare lo spazio umano.

 

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Man mano che si sale, si alternano brevi tratti di rete e muretti. Un cartello vieta la caccia: è un terreno chiuso, certo, ma anche un invito implicito al rispetto. Un altro parla di montagna pulita, e viene spontaneo guardarsi attorno per verificare se l’appello è stato ascoltato.

La pietra con il segnavia numero 1, il masso da aggirare, i sentieri che si staccano discreti: tutto sembra volerci dire che ogni passo conta, ma che non tutti i sentieri sono per noi. Serve scegliere.

A quota 630, un sentiero si stacca sulla destra, accompagnato dalla solita recinzione. I vecchi segnavia parlano ancora di Madonna del Resegone, Costa, Campo de Boi. I nuovi tracciano linee verso Germanedo, Neguggio, la Parete Stoppani. È una rete intricata, ma anche affascinante, come una mappa da interpretare, non solo da seguire.

Alcuni tratti della mulattiera sono scavati nel terreno, come se la montagna ci invitasse a entrare dentro di sé. Più avanti si incontra il sentiero che porta alla ferrata del Pizzo d’Erna: una parete severa, tecnica, riservata a chi ama il vuoto e la verticalità. Noi restiamo sulla mulattiera, tra rocce, affreschi scoloriti, vecchi alberi piegati dal tempo e dal vento — uno, famoso tra gli escursionisti, non c’è più dal Natale del 2013.

Passiamo accanto a una croce, poi a una santella con la Madonna e il Bambino: sono presenze silenziose che accompagnano la fatica con un’ombra di spiritualità.

Le case di Costa cominciano a vedersi in alto. Tra siepi e cavi, tra muretti a secco e curve gentili, la salita si addolcisce. Alla fine raggiungiamo un bivio: a sinistra la Cappella votiva della Madonna del Resegone, a destra la strada verso il Rifugio Stoppani continua, come una promessa mantenuta.

Lasciata la cappella sulla sinistra, si svolta a destra lungo una strada più larga, quasi pianeggiante. È un tratto di respiro, dove si può allungare il passo e lasciar vagare lo sguardo. I muretti si alternano agli alberi, qualche casa appare tra le fronde — sentinelle solitarie che guardano la valle da sempre. L’aria comincia a farsi più fresca, più sottile, e il bosco pare alleggerirsi.

La mulattiera si fa sassosa, ma senza diventare aspra. Dopo l’ultima curva, si intuisce che il viaggio volge al termine: una radura, uno spiazzo, e poi le sagome inconfondibili delle costruzioni del rifugio. C’è un momento, appena prima di vederlo davvero, in cui si sente il profumo del legno e della pietra, il suono ovattato di voci lontane — e il cuore, in silenzio, sa già di essere arrivato.

Ed eccolo lì, il Rifugio Stoppani, adagiato con semplicità ai piedi del Resegone. Nessuna grandeur, nessuna ostentazione: solo un edificio sobrio, ospitale, che pare più attento ai passi di chi arriva che all’apparenza. Accanto, un prato dove i bambini corrono, le famiglie si siedono, gli escursionisti riposano lo zaino e ritrovano il sorriso.

Il panorama si apre come una terrazza naturale. Da qui si vede Lecco, la valle, e se il cielo è limpido, si distingue persino il profilo della Brianza, la linea morbida dei laghi, e più in là — come un’eco dell’altrove — il luccichio lontano della pianura.

Ma è verso l’alto che lo sguardo si dirige, inevitabilmente. Il Resegone troneggia con le sue creste seghettate, imponente ma mai ostile. C’è chi prosegue, verso il Magnodeno, i Piani d’Erna o la vetta vera e propria. C’è chi resta, semplicemente, seduto sul muretto a contemplare.

E poi c’è il tempo — che qui rallenta. Un caffè caldo o una birra fresca tra le mani, qualche chiacchiera scambiata con altri camminatori, il sole che gioca tra le nuvole. Il sentiero fatto diventa racconto, la fatica si trasforma in soddisfazione. Ed è in quel momento che si capisce: non è stato solo un cammino. È stata una piccola esperienza di vita.

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INFO E POSIZIONE

PROVINCIA: Lecco
LOCALITÀ: Costa
COMUNE: Lecco

Lat 45° 51′ 24,0” Long 9° 26′ 43,4”
mappa Rifugi
MAPPA RIFUGI
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