
Foto Copyright ©Maurizio Sala LLV
Il Rifugio Lecco si trova in una posizione davvero suggestiva, incastonato nella parte alta dei Piani di Bobbio, proprio sotto le pareti calcaree dello Zuccone Campelli, punto di partenza privilegiato per chi si avventura nel selvaggio Vallone dei Camosci. È un rifugio che ha il sapore della montagna vera, di quella che si conquista passo dopo passo, lontano da impianti e comodità.
Uno degli itinerari più affascinanti — e anche meno battuti — per raggiungerlo parte da Barzio, precisamente dal parcheggio del piccolo cimitero, e si sviluppa lungo il Sentiero Pequeno. Un percorso che, pur non presentando difficoltà alpinistiche, richiede passo sicuro, buon allenamento e, soprattutto, attenzione nella discesa, che in questo caso è meglio evitare. Le rocce lisce, i tratti ripidi e l’abbondanza di serpentine lo rendono decisamente più adatto alla salita.
Si esce dalla SS36 in direzione Valsassina e, superato il Colle di Balisio, si raggiunge facilmente Barzio. Seguendo le indicazioni marroni per la funivia, si svolta verso il parcheggio del cimitero, dove inizia la nostra avventura (800 m). Qui la quiete è totale. Si costeggia il camposanto lungo una stradina che sale dolcemente tra vecchi muri in pietra e una fontana dimenticata dal tempo. La vegetazione si fa via via più fitta, si entra nel bosco e la strada, da asfaltata, diventa sterrata, più viva, più vera.
La salita comincia presto a farsi seria. Si susseguono curve e tornanti, con alcune scorciatoie che permettono di guadagnare quota più rapidamente, ma a prezzo di una pendenza maggiore. Si incontrano vecchie baite, tracce di una ruralità che resiste nei secoli, come a Biancolina, piccolo nucleo pastorale dove il tempo sembra essersi fermato.
Le rocce iniziano a comparire sotto i piedi, levigate dagli anni e dalle intemperie. Le frecce rosse, sparse qua e là sulle rocce, diventano il nostro riferimento visivo. L’aria cambia: più frizzante, più pulita. Gli alberi si diradano a tratti, lasciando spazio a radure luminose o a scorci sul fondovalle e sulle Grigne.
È un saliscendi continuo tra tratti boscosi e passaggi esposti su placche rocciose. Alcune sono lisce, insidiose, da affrontare con calma e attenzione. Ma proprio qui, nel contatto diretto con la roccia e con il silenzio del bosco, si percepisce tutta l’essenza della montagna lecchese: ruvida, severa ma affascinante.
Dopo un lungo tratto immerso nella faggeta, si raggiunge la Baita Masone. Un piccolo pianoro erboso ospita una stalla e una pozza d’acqua, punto ideale per una breve sosta. Da qui il sentiero continua a guadagnare quota attraverso un fitto bosco di betulle e maggiociondoli. Il terreno si fa irregolare, segnato da radici e antiche frane, ma sempre ben segnalato.
La salita, ora più regolare, offre scorci inattesi sul Resegone e sul Monte Due Mani. Ci si sente piccoli, ma profondamente connessi a questa terra fatta di pietra, vento e cielo.
A quota 1310 si incontra la vecchia stazione intermedia della seggiovia dismessa: un malinconico testimone di un’epoca in cui anche le località più appartate vivevano un’intensa stagione turistica. Qui si incrociano altri sentieri, ma si continua dritti, seguendo i piloni arrugginiti che ci guidano verso l’alto.
La vegetazione torna a diradarsi. La roccia affiora sempre più spesso sotto i piedi, e il sentiero diventa a tratti una piccola via ferrata naturale, con rocce oblique e scivolose che richiedono concentrazione. Una freccia gialla ci invita a piegare a sinistra per superare una placca inclinata — uno dei passaggi più spettacolari del tracciato.

Giunti ormai oltre i 1500 metri, si apre davanti a noi una radura con l’ex Albergo Pequeno, ormai in rovina ma ancora carico di fascino. Un luogo sospeso, dove il tempo si è davvero fermato. Poco più avanti, un pannello fotografico aiuta a identificare le vette che ci circondano: Grignetta, Grignone, Resegone… una vera balconata sulle Prealpi lecchesi.
Da qui, la fatica è ormai alle spalle. Il sentiero si fa più gentile, in leggera salita tra boschetti e radure. Un cartello scolpito nel legno ci indica l’ultima direzione: Rifugio Lecco. Poco dopo, ecco apparire la sagoma del rifugio (1780 m), incorniciato da prati alpini e, nei giorni limpidi, da un cielo che pare dipinto.
L’intero percorso richiede circa 2 ore e 20 minuti con un dislivello complessivo di 980 metri. Un itinerario che consiglio agli amanti delle escursioni più intime, lontane dalle folle. Il Sentiero Pequeno non è per tutti: richiede gamba, attenzione e, soprattutto, voglia di esplorare. Ma offre, in cambio, un’immersione totale nel cuore autentico delle montagne lecchesi.
Evitate di affrontarlo in discesa: la combinazione di rocce lisce e pendenza può diventare pericolosa. Ma per salire, è una delle esperienze più appaganti che la Valsassina possa offrire.












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