
Di Federica Lassi
Foto di Federica Lassi con il contributo di Roberto Pozzi
Nel borgo del Castello di Lierna, tra case in pietra e passaggi stretti che conservano ancora la forma dell’antico nucleo medievale, la chiesetta dei Santi Maurizio e Lazzaro rappresenta uno dei riferimenti storici più solidi del territorio. Non ha le dimensioni né la monumentalità di altri edifici sacri del lago, ma la sua presenza è costante e radicata: da quasi nove secoli accompagna l’evoluzione della comunità locale e riflette, in piccolo, vicende che riguardano anche la storia più ampia dell’Italia settentrionale.
La prima attestazione della chiesetta risale al 1147, quando risultava appartenere al monastero milanese di San Dionigi. All’epoca era dedicata esclusivamente a San Maurizio, santo guerriero e protettore dei luoghi fortificati: una scelta coerente con la funzione difensiva del Castello di Lierna, punto strategico sul ramo orientale del Lario.
La successiva aggiunta del titolo di San Lazzaro non fu un semplice dettaglio devozionale, ma l’effetto di legami culturali che, nel corso dei secoli, collegarono anche realtà periferiche come Lierna alla storia dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Un ordine cavalleresco la cui vicenda attraversa i secoli, intrecciandosi con la dinastia sabauda, con il culto del martire Maurizio d’Agauno e persino con la coniazione di monete mauriziane già nel XII secolo. In questo quadro ampio, la chiesetta liernese è una testimonianza locale ma significativa, capace di restituire il riflesso di contatti, influenze e devozioni che superavano i confini del borgo.
Guardandola oggi, la chiesetta conserva una sobrietà che non è povertà, ma autenticità. La pietra grezza dell’edificio originario, i restauri stratificati nei secoli, l’oculo semplice sopra il portale: ogni elemento tradisce una storia di uso continuo, di adattamento, di cura essenziale. L’abside, affacciata verso il lago, era un tempo protetta da un bastione. Qui si percepisce il ruolo duplice dell’edificio: luogo di culto, ma anche rifugio possibile durante gli assedi. L’accesso, infatti, avveniva dall’interno delle mura del borgo, così che la comunità potesse assistere alle funzioni anche nei momenti più difficili. Sulla facciata resistono le figure dei santi Maurizio e Lazzaro: guerrieri, come vuole la tradizione iconografica. Affreschi probabilmente barocchi, forse ridipinti su immagini più antiche, frammenti di un racconto pittorico che nei secoli ha perso nitore ma non significato.

La documentazione tra il Cinquecento e il Settecento offre un quadro chiaro: la chiesetta era spesso in condizioni precarie. Umidità, pavimenti danneggiati, coperture rovinate, arredi minimi. Nel 1567 il vescovo Volpi ordinò interventi urgenti, arrivando a richiamare severamente i fedeli. Nel 1593 il vescovo Ninguarda descrisse nuovamente l’edificio, confermando che gli affreschi erano già da allora molto antichi. Durante i restauri degli anni ’30 del Novecento riemersero resti di affreschi interni (tra cui figure di Stefano e Sebastiano) e, soprattutto, tombe e ossa collocate sia nelle vicinanze sia nelle stesse mura. Un ritrovamento coerente con le fonti che indicano, nei secoli della peste, la presenza i un cimitero attorno alla chiesetta.
La storia dell’edificio non è fatta solo di pietra e reliquie, ma di relazioni. Nel 1375, proprio qui, fu firmato un accordo di sudditanza tra Lierna e Varenna. Nei secoli, i due centri si contesero a lungo la giurisdizione ecclesiastica della cappella, discutendo su chi avesse il diritto di celebrarvi messe e funerali. E ancora: nel Seicento e Settecento vari legati, come quelli della famiglia Campioni, garantivano la celebrazione di messe annuali in determinati giorni dell’anno, mentre piccoli appezzamenti di terreno venivano assegnati alla chiesa per sostenerne la manutenzione. Nel Settecento, al Castello risiedeva anche il sacerdote incaricato dell’assistenza religiosa, don Carlo Antonio Brentani. E tra le testimonianze più significative si ricorda quella di Pietro Paolo Panizza, la cui famiglia è tuttora tradizionalmente legata alla custodia della cappella: un filo genealogico che attraversa secoli di dedizione silenziosa.
Ogni anno, la reliquia di San Maurizio conservata nella chiesetta viene portata in processione lungo la Riva Bianca: un gesto semplice ma capace di collegare il presente a una tradizione che dura da secoli. Oggi la chiesetta dei Santi Maurizio e Lazzaro non è soltanto un monumento del passato: è un punto di continuità. Le sue dimensioni ridotte, la facciata essenziale e la posizione all’interno del nucleo storico contribuiscono a mantenere un rapporto equilibrato con il contesto circostante. Chi vi arriva non trova un edificio pensato per impressionare, ma un luogo che parla soprattutto attraverso la sua storia documentata, le sue trasformazioni e la relazione costante con la comunità. Una presenza discreta ma significativa, che continua a definire l’identità del borgo senza necessità di grandi gesti, semplicemente rimanendo ciò che è sempre stata: una piccola chiesa capace di attraversare i secoli insieme a Lierna.









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