La Tradizione dell’acqua di San Paolo e dell’osso di serpente

di Elisabetta Bonanomi

SERPENTE

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Una storia antica che ancora oggi si tramanda a Introbio e nei paesi vicini di casa in casa. “Quella dell’oss di biscia” è una storia custodita da Agusto Rupani, introbiese di spessore che con passione trasmette da decenni questa bellissima tradizione. San Paolo è uno dei più grandi Santi della Cristianità ed è invocato quale protettore contro i morsi dei serpenti, contro le tempeste in mare e contro la cecità. Il giorno che si compie e si ricorda questa usanza è il 25 gennaio, data della conversione dell’apostolo Paolo. “San Paolo era in viaggio da Gerusalemme verso Roma, proprio nei pressi dell’isola di Malta la nave sulla quale viaggiava naufragò a causa di una terribile tempesta – racconta Augusto – Tutti coloro che si trovavano a bordo dovettero raggiungere le coste dell’isola a nuoto. I naufraghi stanchi e bagnati vennero accolti dalla popolazione locale. Accesero un fuoco per poterli riscaldare e asciugare. San Paolo aiutò a raccogliere la legna ma non si accorse che nel fascio vi era un
serpente velenoso che con il calore del fuoco si risvegliò dal torpore e lo morse a una mano. Per questo morso San Paolo non subì alcuna conseguenza, anzi, morì il serpente. Questo evento eccezionale fece sì che la popolazione di Malta iniziò a considerarlo una persona dai poteri soprannaturali. Si narra infatti che guarì anche molti isolani affetti da malattie”. Iniziò così il culto “Dell’acqua di San Paolo” che ancora vive a Introbio.
“Tornando indietro nel tempo di vari secoli (non ci sono documenti ma solo una tradizione orale) un membro della
famiglia Arrigoni di Introbio in quel periodo risiedeva a Trieste e aveva avviato un fiorente commercio navale con Italia, Malta; Grecia e Turchia. Nei suoi viaggi venne a conoscere molte persone e fra questi dei monaci che abitavano sul monte Athos in Grecia. Proprio quei monaci possedevano lo scheletro del serpente che aveva morsicato San Paolo.

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Il commerciante Arrigoni riuscì ad ottenere un frammento di osso della testa del rettile. Lo portò a Introbio e diede inizio a questo culto”. Il 25 gennaio da secoli si immerge l’osso del serpente in una bacinella di acqua e ogni famiglia si reca a ricavare parte dell’acqua, berla e godere così della protezione di San Paolo ed essere preservati dal morso dei serpenti velenosi. Essendo il centro Valsassina un territorio di contadini e allevatori era preoccupazione di molte famiglie ricorrere a questo atto di fede per tener lontano il pericolo. A svolgere il rituale e custodire il frammento osseo da decenni è Augusto Rupani. “Si iniziò così il 25 gennaio – ricorda Augusto – Le famiglie di Introbio venivano con una bottiglia, la riempivano di questa acqua e la portavano nelle proprie case ricordando il miracolo compiuto dal Santo. Mentre bevevano recitavano una preghiera affinché il Santo li proteggesse dal morso delle vipere. Questa è una tradizione che perde le sue origini nel tempo, è stata portata avanti nei secoli dai vari discendenti degli Arrigoni fino a giungere ai giorni nostri”. A testimonianza dell’esistenza di questo mercante Arrigoni nell’antica chiesa di San Michele a Introbio sulla sinistra della porta laterale è raffigurata una antica pittura del Quattrocento con la Madonna e con un offerente inginocchiato. Proprio quella figura nell’angolo a destra rappresenta un membro della famiglia Arrigoni identificabile anche da un frammento dell’epigrafe dedicatoria posta superiormente e dallo stesso Stemma della casata posto a lato.
Sempre nella stessa chiesa, a sinistra dell’ingresso si trovano degli Ex Voto. Fra questi un quadro raffigurante un naufrago aggrappato a delle tavole in mezzo al mare in tempesta e la figura della madonna che gli tende la mano. Questo naufrago è proprio l’armatore Arrigoni che aiutato dalla Vergine si salvò.

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