
Fotografie di Maurizio Sala©
C’è un luogo, incastonato tra le pieghe più segrete della Brianza lecchese, dove la natura ha scolpito la pietra e gli uomini hanno inciso emozioni: è l’Orrido della Valle dell’Oro, a Civate. Un canyon nascosto, un’arteria antica tra boschi e mulini, che non solo racconta una geografia, ma suggerisce una poesia. È qui che oggi prende vita CivArte – Arte nell’Orrido, una passeggiata che non è solo fisica, ma anche interiore: un viaggio a piedi che diventa viaggio nel tempo, nell’arte, nella memoria.
La proposta dell’associazione Cammino di Sant’Agostino è tanto semplice quanto potente: camminare con lentezza lungo l’acqua impetuosa del torrente che ha scavato la gola dell’Orrido, e lasciarsi guidare – come fecero due secoli fa Federico e Carolina Lose – dal fascino selvaggio di questo angolo di mondo.
Sì, perché proprio qui, nel 1822, i due artisti tedeschi – coniugi nella vita e compagni nel sentire – si fermarono, affascinati dalla forza primitiva di questo luogo, e ne ricavarono una delle celebri 24 stampe del loro Viaggio artistico nei Monti della Brianza. Oggi quelle stesse immagini, rinate come opere di land art, ci vengono restituite nel paesaggio che le ispirò: un museo naturale all’aperto, dove ogni stampa dialoga con il muschio, con il fragore dell’acqua, con la luce che filtra tra le fronde.
La camminata è breve – poco più di un chilometro – ma le suggestioni si dilatano. Si cammina sull’acciottolato umido, si seguono le curve del torrente, si ascoltano le parole tratte dal diario degli stessi Lose, accompagnate da riflessioni leopardiane, che riecheggiano nel cuore dell’Orrido come voci di altri tempi.
Ci si ferma, si osserva una stampa, e si è colti da un pensiero semplice e dirompente: com’è che questi due artisti venuti dal nord hanno saputo cogliere, con tale delicatezza, l’anima di un luogo che noi, forse, abbiamo smesso di guardare davvero?
Fotografie di Maurizio Sala ©

L’Orrido non è soltanto un luogo. È una fenditura nella fretta, un richiamo per chi ha occhi per vedere e tempo per ascoltare. È storia viva: tra gli alberi e i ruderi si leggono ancora i segni di un antico acquedotto romano, si immaginano le ruote dei vecchi mulini e si sente quasi il respiro di chi, secoli fa, lavorava, pregava, e amava tra queste rocce.
E al termine del cammino, come ricompensa gentile, l’Hostaria da Edo – edificio che resiste dal XVIII secolo – offre ristoro. Qui, dicono le fonti, i coniugi Lose si sedettero a disegnare, catturando su carta ciò che la Valle dell’Oro aveva impresso nei loro cuori.
Camminare nell’Orrido è un atto di resistenza poetica. In un’epoca in cui tutto corre, questa esperienza invita a rallentare e riconnettersi con ciò che davvero conta: il paesaggio, la storia, l’arte. E con noi stessi.
Civate oggi ha celebrato questo incontro tra natura e cultura. Ma l’Orrido è lì tutto l’anno, pronto a raccontare la sua leggenda fatta d’acqua e memoria a chi ha ancora voglia di ascoltare.
Perché, come ci insegnano Carolina e Federico Lose, c’è più verità in una valle silenziosa che in mille parole. Basta saperla vedere









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