
Due itinerari, due anime per raggiungere un rifugio storico nel cuore delle Grigne
Adagiato all’estremità meridionale dell’altopiano dei Piani Resinelli, il Rifugio S.E.L. Rocca Locatelli guarda dritto in faccia l’inconfondibile grattacielo dei Resinelli, simbolo curioso di una montagna che sa sorprendere. Questo rifugio ha una storia che si intreccia con quella dell’alpinismo lombardo: fu inaugurato nel lontano 1908, quando ancora la carrozzabile da Ballabio non esisteva. All’epoca era un punto d’appoggio a metà strada tra il fondovalle e le vette della Grignetta, crocevia di sogni verticali e fatica.
Oggi si può raggiungere il rifugio con due percorsi molto diversi tra loro: uno comodo, in auto, l’altro autentico, a piedi, risalendo la selvaggia Val Calolden. Due modi di vivere la montagna: uno più immediato, l’altro capace di riconnetterci con la lentezza del cammino e il respiro della natura.
Per chi preferisce la praticità, l’accesso stradale è ben segnalato. Si lascia la SS36 all’altezza del ponte sull’Adda a Lecco e si imbocca la nuova diramazione verso la Valsassina. Dopo la galleria di Ballabio, una strada tortuosa e panoramica risale il versante con i suoi 14 tornanti, fino a raggiungere i 1.278 metri dei Piani Resinelli.
Superato l’ampio parcheggio, si prosegue su via Escursionisti. Giunti alla piccola chiesetta, si svolta a sinistra. Dopo pochi metri, un cartello segnala il divieto di transito: qui si gira a destra compiendo un breve anello che lambisce il grattacielo e passa accanto al Rifugio S.E.L., fino a tornare al punto di partenza. È un tragitto breve ma suggestivo, perfetto per chi vuole immergersi subito nel cuore dei Resinelli.

C’è poi il sentiero per chi cerca la montagna vera, quella fatta di passi lenti, silenzi profondi e natura selvaggia. È la via storica che un tempo collegava Lecco ai Piani Resinelli, molto frequentata prima che l’asfalto dettasse nuove abitudini. Oggi è un percorso per escursionisti consapevoli, spesso avvolto da una quiete rarefatta.
Il punto di partenza è Laorca, raggiungibile seguendo la vecchia provinciale 62 da Lecco. All’uscita dell’abitato, si prende via Paolo VI fino al bivio con via Pacinotti. Qui si può parcheggiare e incamminarsi lungo un tratto pianeggiante. La mulattiera si imbocca nei pressi del Ponte di Pomedo, dove il torrente Calolden segna l’ingresso in una valle che sembra sospesa fuori dal tempo.
Da subito ci si sente dentro un racconto alpino: sentieri stretti, piccoli ponti, cappelle votive, sorgenti appena percettibili e boschi che si infittiscono. Il torrente spesso in secca è compagno di viaggio, mentre si sale tra pareti verticali, lastroni rocciosi e resti di antichi baitelli. A tratti il sentiero si fa ripido, ma mai pericoloso; gli sforzi sono mitigati da scorci sorprendenti e da piccoli dettagli – un masso inciso, una fune verde, un ponte di legno – che fanno sentire il camminatore parte di un antico rito.
Lungo il percorso si incontrano ruderi, sorgenti, faggi secolari, fino a spingersi verso la pineta che annuncia l’altopiano dei Resinelli. Superata una casa abbandonata, ci si avvicina alla meta. Una breve salita finale tra gradini di legno, ponticelli e protezioni in ferro porta a un’ampia radura dove, tra una pista in cemento e un campo da tennis inatteso, appare il profilo del grattacielo e, poco oltre, il Rifugio S.E.L.
L’arrivo, dopo circa due ore di cammino e 800 metri di dislivello, ha il sapore delle conquiste autentiche. Il rifugio non è solo una meta: è un frammento di storia alpina che continua a pulsare nel cuore delle Grigne. Da qui, il panorama spazia verso i Corni del Nibbio e giù fino a Lecco. Il corpo si riposa, lo sguardo vola.
Entrambi gli itinerari raccontano qualcosa di diverso. L’auto ci porta comodi tra le montagne, ma è il sentiero della Val Calolden a offrirci l’anima più vera della montagna: quella fatta di sforzi, silenzi e bellezza improvvisa. Il Rifugio S.E.L. è lì ad accogliere tutti, ma chi lo raggiunge a piedi se lo porta dentro più a lungo.












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