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Rifugio Santa Rita – La Strada del Ferro

SantaRita

Tabella dei Contenuti

Verso il Rifugio Santa Rita: un viaggio nella storia e nei silenzi dell’Alta Val Varrone

Immerso tra i rilievi severi delle Orobie, al confine tra la Val Biandino e la Val Varrone, il Rifugio Santa Rita (1988 m) accoglie escursionisti e amanti dell’alta montagna in una delle zone più autentiche e meno battute delle Prealpi lecchesi. Raggiungerlo a piedi è un’esperienza densa di paesaggi, memorie minerarie e borghi di pietra.

Accesso al sentiero

Il punto di partenza più comodo si trova nella zona industriale a valle di Premana, borgo noto per la sua tradizione nella lavorazione del ferro. Per arrivarci, si risale la Valsassina dalla SS36 uscendo a Bellano-Taceno, per poi deviare verso Premana lungo la SP67. Poco prima del paese, una deviazione conduce a un’area artigianale dove è possibile parcheggiare.

Da qui ha inizio la “strada del ferro”, antica via commerciale e mineraria che risale l’intera Val Varrone seguendo il corso del torrente omonimo. Il suo ampliamento, nel XVIII secolo, fu voluto da Maria Teresa d’Austria, desiderosa di sostenere l’industria estrattiva che in queste valli aveva trovato un insperato centro produttivo.

La salita tra baite, castagni e ricordi

L’escursione inizia dolcemente, tra vecchie baite, rustici abbandonati e radure silenziose. Dopo aver superato un’area pic-nic attrezzata, il sentiero si inoltra nel bosco, seguendo il ritmo tranquillo del torrente e il profilo di piccoli ponti in pietra. Si attraversano le località di Giabi e Gebbio, piccoli nuclei che sembrano sospesi nel tempo, con lavatoi ancora intatti e santelle votive lungo il cammino.

Da Gebbio, la strada si fa più decisa nella salita, ma mai proibitiva. Tra castagni e faggi, si guadagna quota con ampie svolte e tornanti, toccando la chiesetta del “Pignadur” e la cappella di Sant’Uberto, patrono dei cacciatori, in una zona dove l’uomo ha lasciato tracce leggere, in armonia con il paesaggio.

 

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La “via del ferro” e la memoria delle miniere

Più avanti, superati gli abitati di Forni e Vegessa, la valle si apre e il sentiero si inoltra tra larici e rododendri, spesso accompagnato dal fragore delle acque. Qui il cammino incontra i resti della storia mineraria della zona: forni fusori, antiche gallerie e testimonianze dell’intensa attività estrattiva del ferro che nei secoli ha forgiato il destino di queste montagne.

Lungo la salita si incrociano brevi deviazioni verso alpeggi secondari e laghetti nascosti, ma la traccia principale continua con costanza, guadagnando dislivello senza strappi violenti. Ogni svolta regala nuovi scorci: cascate che brillano tra le rocce, croci votive, piccoli pianori erbosi dove riposarsi o osservare il volo di un rapace.

L’ultimo sforzo e la ricompensa

Ai Piani d’Acqua (1856 m), il paesaggio si apre. La fatica si fa sentire, ma la vista della bandiera che sventola sopra il rifugio infonde nuova energia. Gli ultimi metri si snodano sotto i cavi dell’alta tensione — unico elemento davvero moderno in questo viaggio nel tempo — prima di approdare alla Bocchetta della Cazza.

Il Rifugio Santa Rita appare improvvisamente, silenzioso custode di un angolo di mondo fuori dal tempo. Da qui, lo sguardo spazia verso il Pizzo di Trona, il Pizzo Varrone e, in lontananza, il regale profilo del Pizzo dei Tre Signori. È il punto d’arrivo, ma anche una perfetta base per chi volesse spingersi più in alto, magari verso le creste o lungo le dorsali che uniscono le valli circostanti.


Note tecniche

  • Tempo di percorrenza: circa 4 ore

  • Dislivello: 1.250 metri

  • Difficoltà: escursionistica (E), adatta a camminatori mediamente allenati

  • Periodo consigliato: da metà giugno a ottobre, con fioriture alpine spettacolari in luglio


Considerazioni finali

Questo itinerario offre molto più di una semplice meta. È un cammino nella memoria di un territorio, dove la natura e la storia si intrecciano senza soluzione di continuità. Camminare verso il Rifugio Santa Rita significa entrare nel cuore più vero della montagna lecchese, ascoltarne i silenzi, seguire le orme di chi vi lavorava, vi abitava e la rispettava profondamente.

Un’escursione da fare con passo lento e mente aperta, lasciandosi guidare non solo dalla traccia del sentiero, ma da tutto ciò che lo circonda.


 

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INFO E POSIZIONE

PROVINCIA: Lecco
LOCALITÀ: Passo Tre Croci
COMUNE: Introbio
VALLE:
Lat 46° 1′ 29,4” Long 9° 30′ 1,6”
Posti letto: 25 +4 nel locale invernale
mappa Rifugi
MAPPA RIFUGI
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PERCORSI E SENTIERI

La Strada del ferro : ore 4.00 – Dislivello: m. 1253 -30
Da Premana : ore 3.50 – Dislivello: m. +1143 – 145 Dall’ Alpe Paglio : ore 4.00 – Dislivello m. +841 -223
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