
Cultura, territorio ed eventi da vivere
Una tradizione che si perde nei tempi e che ogni anno si rinnova, un appuntamento irrinunciabile per ogni pescatore sportivo e dal 20 giugno le rive dell’Alto Lario si affollano, i cavalletti si allungano sul lago, le rive ‘ribollono’ dalla frenesia che si scatena sotto il pelo dell’acqua: la stagione dell’agone è iniziata. Da Colico ad Abbadia, le lenze si muovono, le reti affondano e riaffiorano, sapientemente guidate dalle mani degli appassionati di questa cattura. Il tempo è limitato, i pescatori lo sanno, l’agone si sposta verso costa per deporre le uova, poi se ne tornerà sul fondo del lago per il resto dell’anno. “E’ un pesce che si nutre di plancton e vive generalmente nelle profondità, viene a riva solo durante il periodo della frega. Giunge verso fine maggio e la pesca per il primo mese è vietata concedendo il giusto lasso di tempo che garantisca la riproduzione anche per gli anni successivi”. A parlarcene sono Stefano Simonetti e Mario Bandera, guardia pesca della Fipes, la Federazione dei Pescatori Sportivi di Lecco. La sera sono di pattuglia lungo le rive, verificando che nessuno disturbi l’agone nel periodo vietato e
che tutti, una volta aperta la pesca, siano effettivamente in regola.
Abbiamo fatto tantissime uscite, quasi tutte le sere, per dissuadere coloro che cercavano di catturare, stupidamente, l’agone prima della lecita data. Inoltre ci sono zone a tutela ittica dove il quadrato non può essere utilizzato, altrettante bellissime dove invece è consentito”. Il quadrato è lo strumento principale di cattura di questa specie ittica, lo si usa solo dopo il tramonto, quando l’agone si avvicina a riva; di giorno, invece, i pescatori se ne stanno in punta ai cavalletti, armati di lenza: “Viene utilizzata un’amettiera dotata massimo di cinque ami, con delle moschette finte; in passato veniva utilizzato un filo di rame, oggi di nylon. Ogni pescatore, poi, ha la sua montatura, il suo colore preferito di moschetta, è una questione di prove e anche di esperienza”. Calato il sole, cambia la modalità di pesca e grosse reti metalliche, maneggiate attraverso un palo, vengono gettate e poi sollevate dinnanzi alle sponde del lago. Un metodo che consente di catturare anche più pesci in una volta. Serve anche un po’ di fortuna. “L’agone da riva può pesare anche mezzo chilo, normalmente si aggira tra l’etto e mezzo e i tre etti. I professionisti che li pescano al largo, durante altri periodo dell’anno, possono catturare esemplari anche di un chilo. E’ quasi un bene toglierli perché con la maturità diventano ittiofagi e si nutrono di altri pesci. La pesca in questo casa garantisce un equilibrio dell’ecosistema lacustre”. Allo stesso tempo, l’esistenza dello stesso agone è minacciata e non solo dalla CORSI DI RECUPERO ANNI SCOLASTICI Istituti Tecnici: A.F.M – S.I.A. – TURISMO – C.A.T. GRAFICA e COMUNICAZIONE – INFORMATICO Licei: SCIENTIFICO – LINGUISTICO SCIENZE UMANE (BASE e Op. EC.SOC.) SCIENZE APPLICATE Istituti Professionali: SOCIO SANITARI – COMMERCIALE Un cesto con il pescato della giornata I tradizionali cavalletti si allungano sul lago pesca di frodo: “Fino a tre anni fa questa specie stava soffrendo – spiegano i guardia pesca – probabilmente non ha avuto il tempo di riprodursi, per tre anni di fila siamo stati penalizzati, tanto che certe annualità l’apertura della pesca è stata posticipata al 20 giugno. A condizionare la frega sono la temperatura e il livello dell’acqua, l’agone depone le uova e 30 centimetri di profondità, se il livello dell’acqua dovesse abbassarsi improvvisamente, per l’apertura delle dighe per esempio, le uova resterebbero scoperte. C’è poi il problema dell’avifauna che riguarda non solo l’agone ma tante altre specialità ittiche del nostro lago. Ora, in alcune serate, c’è una quantità di agoni incredibile, uno spettacolo vedere l’acqua agitarsi a riva per la loro presenza. Questo fa ben sperare per i prossimi anni”. Specialità che dal lago entrano nelle cucine dei lecchesi e dei ristoranti della zona: i famosi missoltini, altro non sono che gli agoni, salati ed essiccati al sole, poi pressati in contenitori di legno, la misolta; un metodo antichissimo per conservare a lungo il pescato. Ma l’agone non è solo missoltino, ci sono tante ricette per poterlo gustare, dalla cottura al forno e alla brace, c’è chi ci fa i sughi o lo cuoce su pietra e poi lo serve con la polenta. Un piatto da provare in ogni stagione.







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