
di Federica Lassi
Disseminati qua e là per Perledo e le sue frazioni, raccontano una storia silenziosa ma potente, come l’acqua. Una storia di donne, di fatica, di solidarietà, di una società che conosceva il senso di comunità e lo riscopriva immergendo le mani nell’acqua fredda, intavolando discorsi che spezzavano il silenzio delle giornate. A fare da sfondo a queste scene di vita quotidiana i lavatoi di Perledo, oggi non più invasi dal vociare concitato e dal rumore di panni sfregati, ma ancora capaci di trasmettere l’importanza che, pur nella loro semplicità, in un’epoca
non troppo lontana, assumevano. Angoli umidi in cui a dominare era la figura femminile, che si faceva carico
delle incombenze domestiche, tra cui il lavaggio dei panni. Osservando le strutture dei lavatoi di Perledo, Pozzallo, Bologna, Cestaglia, Gittana, Regoledo, Gisazio, Pegnino, Regolo, Tondello e Vezio è possibile percepire
ancora la fatica di un lavoro pesante e ripetitivo che in quel contesto storico veniva notato solo dai lavatoi, discreti osservatori capaci di conservare le risate, i consigli scambiati e i legami che giorno dopo giorno, tra un colpo di spazzola e uno strizzare di panni, si costruivano. Un microcosmo tutto al femminile. Pur servendo tutti allo stesso scopo, quello di lavare i panni, ciascuno dei lavatoi di Perledo esprime una particolarità unica, anche solo nel modo in cui sono strutturati: il lavatoio di Gisazio, per esempio, presenta una vasca unica per lavare e risciacquare la biancheria, mentre una seconda vasca scoperta era utilizzata come fontana, per gli usi domestici e per abbeverare gli animali. Invece, il lavatoio di Bologna dispone di una vasca con divisori in cemento, adibiti a “postazioni di lavoro” per le massaie. E ancora il lavatoio di Regoledo, costituito da una vasca in pietra e cemento di dimensioni contenute per soddisfare i bisogni delle poche famiglie che abitavano la piccola frazione. A seguire
tutti gli altri, da scoprire un passo alla volta, frazione dopo frazione.

Ci sono due connotazioni però ad accomunarli tutti. Da un lato infatti i lavatoi possono essere visti come contesti in cui la donna si trovava per forza di cose relegata, visti i ruoli rigidi che vigevano al tempo, dall’altro lato qui si riuscivano a creare e tenere in vita le relazioni umane, veri e propri luoghi di socialità dove non mancava il dialogo e il supporto reciproco, aspetti che al giorno d’oggi risultano spesso assenti o lasciati in secondo piano per la vita frenetica condotta da ciascuno di noi, e di cui invece questi monumenti ci rammentano l’importanza. Con l’arrivo dell’acqua corrente nelle case e, successivamente, delle lavatrici, i lavatoi persero la loro funzione originaria e con essa i preziosi momenti di connessione umana che contribuivano a far nascere. Il progresso tecnologico, pur migliorando la qualità della vita, segnò la fine di questi spazi collettivi. Tuttavia Perledo non li ha dimenticati: il Comune ha infatti deciso di valorizzare queste strutture, a tutti gli effetti parte integrante del patrimonio storico e culturale del paese, realizzando misure conservative e dando vita anche a un itinerario turistico ed escursionistico che consente di scoprire i lavatoi e, con loro, Perledo e le sue frazioni, ammirando i paesaggi del Lago di Como. Un progetto di riqualificazione avviato nel 2022 che dimostra come i lavatoi non abbiano esaurito la loro utilità, ma possano trasformarsi in luoghi di memoria, in grado di insegnare i modi di vivere del passato. L’immaterialità, fatta di pratiche e storie ormai scomparse, trasmessa attraverso la materialità che va a creare un bagaglio a disposizione di tutta la collettività perledese. E così l’acqua continua a scorrere nei bacini di pietra, portando con sé il ricordo di mani che hanno lavorato e cuori che hanno condiviso: i lavatoi continuino a parlare.




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