
di Federica Lassi
Foto di CAI Grigne e Federica Lassi
Ai piedi del Sasso Cavallo e del Sasso dei Carbonari, in uno dei versanti più selvaggi della Grigna Settentrionale, sopra Mandello del Lario, si staglia il Rifugio Elisa (1515 metri). Una “capanna” che ha conosciuto tante vite da quando venne edificata nel 1927 come base d’appoggio per gli escursionisti che frequentavano la zona, diventando una delle due “case” (insieme al Rifugio Bietti-Buzzi) del Cai Grigne di Mandello. Durante la Resistenza l’Elisa, per la sua posizione strategica, fu utilizzata dai partigiani come luogo di rifugio, da cui sferrare attacchi contro i nazifascisti. Durante un rastrellamento compiuto da quest’ultimi, il Rifugio Elisa venne anche
incendiato, nel novembre del 1944, finendo praticamente distrutto. Un episodio che non decretò la fine della “capanna” che, grazie all’impegno e all’ostinazione dei soci del CAI Grigne e non solo, fu ricostruita e nuovamente inaugurata nel 1949. Arrivando ai giorni nostri, un altro capitolo si è aperto per il Rifugio Elisa, con l’aggiunta nella struttura di una nuova cucina e il contestuale ampliamento della sala da pranzo, a cui si sono sommati altri interventi di sistemazione e adeguamento. Le novità introdotte furono ufficializzate con una cerimonia ufficiale, con tanto di taglio del nastro, nell’estate 2022. Insomma, una struttura che di peripezie ne
ha vissute parecchie, e altrettanto avventuroso è il percorso che conduce fino al rifugio. Il lungo viaggio per raggiungere il Rifugio Elisa comincia da Rongio, piccola frazione di Mandello. Per chi arriva in macchina c’è la possibilità di parcheggiare vicino al campetto sportivo. Da qui si prosegue fino alla chiesetta di Rongio e, spostandosi poco più avanti fino ad arrivare a un piccolo bar, si giunge alla partenza del sentiero. Il segnavia da seguire è il n.14 (Rifugio Elisa, Buco di Grigna, Traversata Alta) che si apre con un’ampia mulattiera dalle dolci pendenze in mezzo al bosco.

Lungo il percorso si incontrano anche alcune cascine. Superato un primo ponticello in pietra, si avanza nella Val Meria, incastonata tra le rocce. Proseguendo ecco un secondo ponte, il Ponte di
Ferro. Fino a qui il tracciato è piuttosto semplice, caratterizzato da diversi saliscendi. Adesso, dal Ponte di Ferro, ha invece inizio l’ardua salita lungo una scalinata che fa guadagnare in poco tempo metri di dislivello fino alla Grotta dell’Acqua Bianca (detta anche “la Ferriera”) citata da Leonardo Da Vinci nel Codice Atlantico, percorsa per un tratto da un piccolo ruscello. Avvalendosi del supporto di esperti e indossando un casco con frontalino, la grotta può essere visitata. Continuando, il sentiero si mantiene molto ripido e duro da affrontare, spianando solo in alcuni punti. Poi non ci sarà più modo di rifiatare: per almeno un’ora e mezza l’ascesa sarà incessante e decisa, una serie infinita di curve da cui, a un certo punto, il Rifugio Elisa si lascia intravedere. D’un tratto, superato un pezzo nel bosco, il sentiero spiana ed ecco apparire il Baitello dell’Aser, piccola casetta in cemento. Non manca molto al Rifugio Elisa. La pendenza, che ha contrassegnato buona parte dell’itinerario, lascia spazio ancora a una porzione di pianoro. Ignorando il bivio che porta al Casello della Spaola, tenere la destra e proseguire percorrendo una breve discesa. Una volta superato il letto di un fiume, il sentiero sale di nuovo rapidamente.
Gli ultimi metri che separano dal Rifugio Elisa si snodano su un percorso piuttosto pianeggiante, tranne sul finale, col sentiero a diventare una scoscesa rampa che fa sbucare proprio sotto la struttura. La vista da qui spazia
sul Sasso Cavallo, sulla cresta del Manavello fino alla Grignetta, su Mandello e sulle cime del Triangolo Lariano. Da Rongio il tempo di percorrenza stimato è di tre ore, il dislivello compiuto importante (1400 metri circa).
Il Rifugio Elisa ci ricorda che le cose belle, per essere conquistate, richiedono tempo, fatica e cuore.




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