Verso il Rifugio Riva: un’escursione tra boschi, torrenti e memorie di montagna
Il Rifugio Riva, appollaiato sopra l’Alpe Piattedo, guarda la Valsassina con discrezione e bellezza. Siamo sul versante nord-occidentale del Pizzo della Pieve, in una zona dove il tempo sembra rallentare e il paesaggio ti prende per mano. Il percorso più frequentato per raggiungerlo parte da Baiedo, frazione di Pasturo, seguendo il sentiero segnalato con il numero 34.
1° percorso: da Baiedo al bosco: l’inizio dell’ascesa
L’itinerario inizia già con la guida, risalendo da Lecco lungo la SS36dir fino a Ballabio, per poi deviare verso Pasturo. Poco dopo aver lasciato il paese, si imbocca Via Nisella che sale verso Baiedo. L’auto si lascia in uno dei parcheggi a bordo strada, e a quel punto comincia la vera escursione, con un primo tratto pianeggiante che attraversa il cuore della contrada, tra case di pietra e vecchie fontane che raccontano storie di montagna e di comunità.
Saliamo tra mulattiere e vecchie cascine
Dopo aver superato il centro abitato, si entra in un paesaggio che si fa più silenzioso e appartato. La strada, in parte cementata, si inerpica tra siepi, stalle e prati aperti. Ogni svolta regala nuovi scorci: un ruscelletto che attraversa il sentiero, un vecchio muro a secco, una cascina che resiste al tempo. La salita è costante, ma mai proibitiva. È il genere di cammino che ti chiede solo pazienza e passo regolare.
Ci si lascia alle spalle la civiltà per immergersi nel bosco, tra tornanti e piccoli tratti ombreggiati. Qui il silenzio è rotto solo dallo scorrere dell’acqua nei canali e dal fruscio delle foglie mosse dal vento.
I Piani di Nava: dove la montagna si apre
Superato un ponte in ferro, si arriva ai Piani di Nava, una piccola meraviglia incastonata tra prati e vecchie baite. Qui il panorama si apre e la fatica comincia a lasciare il posto al piacere. I prati sono punteggiati di massi erratici e recinti in legno, le case portano nomi e date che raccontano di epoche passate. Tra le più curiose, la Baita la Madonnina, con un affresco mariano datato 1849.
Si cammina quasi in piano, tra legnaie, fontane, filari di alberi e tracce di vita agricola ancora viva. È un tratto del percorso che invita alla sosta, magari per una pausa accanto a uno dei tanti abbeveratoi che ancora dissetano passanti e animali.
L’ultimo tratto: nel cuore del bosco fino al Rifugio
Dopo i Piani di Nava, la strada si stringe e torna ad arrampicarsi, ora tra i faggi e i castagni, seguendo le curve morbide della montagna. Un’ultima serie di tornanti, un guado su un piccolo ruscello, e il Rifugio Riva appare all’improvviso, quasi come un premio.
Non è un rifugio monumentale, ma proprio per questo ha il fascino autentico delle strutture di montagna: solido, accogliente, immerso nel verde. Qui si può riposare, mangiare qualcosa di caldo e godersi la vista sulla valle. Se siete fortunati, potreste perfino condividere il tavolo con qualche escursionista locale, pronto a raccontare storie del posto.
Tempo di percorrenza: circa 1 ora e 15 minuti
Dislivello: 416 metri
Difficoltà: escursionistica, adatta a chi ha un minimo di allenamento
Consigli: meglio evitare le ore più calde d’estate, il tratto ai Piani di Nava è esposto al sole; in inverno l’ultimo tratto resta spesso all’ombra, attenzione al ghiaccio.
Considerazione personale:
Questo sentiero non è solo un itinerario per raggiungere una meta, ma un viaggio tra gli strati della montagna lombarda. Ogni tornante è un piccolo racconto, ogni baita un segno della presenza umana che resiste. È uno di quei cammini che consiglio a chi cerca non solo natura, ma anche autenticità.












