di Lorenzo Colombo Photo Luca Danieli, Marco Gianola
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Il Pizzo d’Eghen, che tradotto dal dialetto lecchese sarebbe Pizzo del Maggiociondolo, laddove la parola “Eghen” giunge con ogni probabilità dal tedesco, Goldregen, appunto, è un pizzo la cui altezza raggiunge i 1832 m, in uno dei luoghi più selvaggi e remoti della Grigna Settentrionale. Raggiungibile dal Passo del Cainallo (Comune di Esino Lario) il Pizzo d’Eghen è da sempre un posto di grande interesse alpinistico, ma la sua collocazione lo rende una delle mete meno frequentate dagli scalatori, in particolar modo per la difficoltà e la lunghezza che l’avvicinamento presenta. Protetto da una fitta vegetazione prima e da uno zoccolo per lo più caratterizzato da salti rocciosi, poi, per guadagnare l’attacco delle vie è necessario “sudare” parecchio. Se in passato il Pizzo d’Eghen è stato frequentato da molti pionieri del mondo verticale che qui hanno tracciato diverse vie, molto delle quali ormai perse e dimenticate, oggi accoglie ancora itinerari più moderni, ma altrettanto interessanti e dalle difficoltà non indifferenti, tra questi ricordiamo “Liberi di sognare”, “Prigionieri dei sogni” e “Siddarta”. La via invece che abbiamo percorso grazie a Luca Danieli e Marco Gianola, è “Soffiando nel Vento”, via aperta nel 1997 da Francesco D’Alessio, Ivano Zanetti, Giovanni Chiaffarelli e Vittorio Tamagni che in parte ricalca la “Via Aspes” aperta nel 1983 da Paolo Vitali e Fabio Lenti.
“Soffiando nel Vento” è una via impegnativa che si sviluppa per circa 270 metri lungo la parete Ovest con difficoltà di fino al 7b (6b obbligatorio). Una via sportiva protetta a spit, percorribile con il solo uso di rinvii. “Soffiando nel Vento” corre sul bel pilatro posto a destra della via Cassin (Camino Cassin o Camino Corridoni, 1932) e la si potrebbe dividere in 2 parti. La prima parte sale per fessure faticose e placche piuttosto lisce, ma su roccia ottima, con difficoltà che non superano mai il 6c. Tramite una facile crestina ci si congiunge alla seconda parte del pilastro e quindi alla seconda parte della via. Questo secondo tratto è caratterizzato dai 2 tiri più duri dell’intera ascensione, il primo in partenza dato 7b e quello successivo 7a+ entrambi molto tecnici. Si arriva poi a una parte più appoggiata che porta al tratto finale costituito da una splendida placca a buchi che porta poi alla cima del pilastro. Una volta in vetta al Pizzo d’Eghen le fatiche vengono ripagate da una visione splendida della Valsassina. Dalla cima si scende in doppia sulla via e si percorre a ritroso lo zoccolo. Volendo si potrebbe raggiungere la cima del Palone posto dietro al Pizzo d’Eghen e da qui scendere verso il rifugio Bogani, un percorso piuttosto tortuoso e difficile da trovare, sconsigliato dai nostri due amici Luca e Marco che ci hanno regalato questa magnifica avventura.
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