
è un percorso che affonda le radici nella tradizione delle antiche mulattiere della zona, un tempo utilizzate per il collegamento tra i diversi abitati montani. Oggi, seppur meno battuto a causa della strada asfaltata che dal 1973 permette di raggiungere l’Alpe Giumello in modo più veloce, il sentiero conserva intatta la sua bellezza e il fascino di un’escursione che attraversa un paesaggio incontaminato, con scorci mozzafiato sulla natura circostante.
Inizio dell’itinerario
Partendo da Narro, un piccolo paese immerso nei boschi della Valsassina, il sentiero si imbocca facilmente sia da chi proviene da Indovero sia da chi arriva da Mornico. Per i primi passi, l’asfalto è ancora protagonista, ma ben presto la strada si trasforma in una mulattiera che sale dolcemente attraverso il bosco. Un ambiente che sembra voler accogliere il visitatore con la sua calma rigenerante.
Il primo tratto conduce al cimitero del paese, dove si trova un segnavia che indirizza i camminatori verso una cappella storica, la “Gisöla”, un piccolo gioiello architettonico risalente al XIX secolo. Qui, nella tranquillità del luogo, si può apprezzare un affresco che raffigura la Natività, aggiungendo un tocco di spiritualità alla salita.

Il cammino nel bosco
Superata la cappella, il sentiero prosegue più decisamente in salita, prima su asfalto e poi su sterrato, addentrandosi nel fitto bosco di castagni e pini. A ogni curva, il paesaggio cambia, regalandoci visioni nuove: la tranquillità dei prati, la serenità delle vecchie case in pietra e l’imponente natura che ci avvolge. Il cammino si fa leggermente più impegnativo, ma niente che possa scoraggiare l’escursionista, che ben presto raggiungerà una serie di tornanti, dai quali si aprono scorci sempre più ampi sul paesaggio montano.
L’incontro con la strada asfaltata
La bellezza del percorso arriva a un punto di svolta quando il sentiero si incrocia con la strada asfaltata che porta all’Alpe Giumello. Questo tratto, purtroppo, segna il ritorno della modernità, ma la bellezza del cammino non si perde mai. Si continua su una stradina ghiaiosa, tra canaline e muretti a secco, attraversando una piccola zona abitata da altre baite di montagna. Ogni angolo sembra raccontare una storia di vita montana, di fatica e resistenza alla durezza degli elementi.
Verso la meta
Con il proseguire del cammino, il sentiero si fa più ripido e, mentre si sale, si incontrano ulteriori segnavia che ci guidano lungo il percorso. L’ascesa continua tra boschi di betulle e pini, con i sentieri che ora si alternano tra tratti più ampi e mulattiere, ora più stretti e poco definiti. La presenza di alcuni piccoli corsi d’acqua, che scorrono silenziosi tra le rocce, aggiunge al paesaggio una sensazione di freschezza e serenità.
La fatica della salita si attenua quando, finalmente, si arriva all’ultima parte del percorso: un breve tratto di strada lastricata che porta al retro della Capanna Vittoria. Qui, il panorama che si apre davanti è spettacolare: la Capanna Vittoria, con il suo caratteristico colore rosso, si staglia sullo sfondo delle montagne circostanti, e il Lago di Como è visibile in lontananza, un silenzioso testimone di tutte le salite che si sono susseguite nel tempo.
Un angolo di pace
Capanna Vittoria rappresenta la meta finale di un cammino che non è solo fisico, ma anche spirituale. La solitudine del luogo, la tranquillità che pervade l’aria e la bellezza incontaminata che si può respirare sono gli elementi che rendono speciale questa escursione. Qui, in cima alla montagna, si può riposare e godere della vista mozzafiato che spazia sulle cime circostanti, sul Lago di Como e sulla valle sottostante.
Questa escursione è perfetta per chi cerca un contatto diretto con la montagna, lontano dalle affollate vette turistiche, e vuole immergersi in una dimensione più autentica della vita montana. Il Sentiero per Capanna Vittoria non è solo una semplice camminata, ma una vera e propria esperienza che unisce natura, storia e spiritualità.
Dati tecnici dell’escursione:
Un sentiero che non solo regala panorami straordinari, ma permette di riscoprire una dimensione più intima della montagna, lontano dai riflettori, ma ricca di emozioni.












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