
Percorso E – escursionisti Percorso EE per variante facoltativa.
Foto di Maurizio Sala©
Chi conosce le Grigne sa quanto questi monti, così severi e spettacolari, sappiano offrire percorsi di rara bellezza. L’anello con partenza da Rongio che conduce al Rifugio Elisa è un viaggio che unisce natura incontaminata, testimonianze storiche e scorci mozzafiato sul Lario e sulle verticali pareti del Sasso Cavallo. Non si tratta solo di un’escursione, ma di un piccolo viaggio in un microcosmo alpino che alterna antiche mulattiere a tratti impervi e poco frequentati, dove si respira ancora l’autenticità della montagna lecchese.
L’escursione prende avvio dal paese di Rongio (circa 380 m), adagiato sul versante sinistro della Valle Meria. Poco dopo la partenza si incontra la chiesetta di Sant’Antonio da Padova, risalente al XVII secolo, che introduce in un’atmosfera sospesa nel tempo. Da qui si scende lungo il Sentiero del Viandante, tracciato che da Lecco corre lungo la sponda orientale del lago fino a Morbegno, per poi attraversare la valle su un ponte e risalire verso Sonvico.
La salita continua su antiche vie lastricate, le stesse che un tempo mettevano in comunicazione Mandello con la Valsassina. Lungo il percorso si raggiungono tappe di notevole interesse: la chiesa di Santa Maria sopra Olcio, ad esempio, quasi millenaria, è uno dei balconi naturali più suggestivi della zona, con una vista che spazia dal lago al Monte San Primo fino alla sagoma del Monte Rosa.
La mulattiera, via via meno battuta e più stretta, attraversa versanti ripidi e scoscesi, protetti in alcuni punti da parapetti in legno. L’ambiente diventa progressivamente più selvaggio fino a raggiungere l’Alpe d’Era, dove antiche baite punteggiano un ampio prato dominato dalle verticali pareti del Sasso Cavallo.
Poco oltre si toccano le Case d’Era, da cui si piega verso la Gardata, località carica di storia legata alla Resistenza: qui operò la brigata partigiana “Cacciatori delle Grigne”, il cui rifugio fu dato alle fiamme nel 1944. A ricordarlo resta l’austero edificio e un crocifisso posto poco più in alto, vicino a un panoramico crinale da cui si scorgono, oltre il lago, le cime delle Alpi Pennine.

Arrivati al bivio tra i sentieri 16 e 20, l’escursionista può decidere se proseguire sul percorso classico oppure affrontare la variante più impegnativa.
Da qui, si imbocca l’ampia mulattiera (segnavia 14) che, con pendenza costante ma accessibile, conduce prima alla Baita dell’Aser e poi, attraverso tratti di bosco e pascoli, al Rifugio Elisa (1515 m). Il rifugio, costruito nel 1927 e ricostruito dopo l’incendio del 1944, deve il nome a Elisa Ferrario, figlia del benefattore mandellese che ne donò il terreno. Nei prati circostanti non è raro avvistare camosci, a volte anche in gruppi numerosi.
Chi sceglie il sentiero 16 affronta una salita ben più ripida e tecnica, che si sviluppa all’interno di un canalone detritico. Tratti esposti, un salto roccioso attrezzato con catena e sentieri erbosi sospesi sotto le pareti del Sasso dei Carbonari rendono questo segmento adatto solo a chi è ben allenato, con passo sicuro e assenza di vertigini. Ma lo sforzo è ripagato da panorami di rara intensità e dal fascino selvaggio del versante settentrionale della Grigna.
Dal Rifugio Elisa si rientra per la storica mulattiera (sentiero 14) che scende lungo il versante opposto, completando l’anello. Si attraversano boschi fitti e si passa nuovamente accanto alla Baita dell’Aser, da cui si comincia a perdere rapidamente quota.
Uno dei momenti più suggestivi del rientro è il passaggio nei pressi della Grotta dell’Acqua Bianca, o Ferrera, un’enorme cavità carsica dal fascino misterioso, con sorgenti e piccole cascate che incorniciano il paesaggio. La parte finale, pur meno entusiasmante dal punto di vista paesaggistico, consente comunque un rientro agevole su ampia mulattiera fino a Rongio.
Questo anello per il Rifugio Elisa non è solo un’alternativa alla classica salita diretta dalla Grotta dell’Acqua Bianca, ma un itinerario completo, vario e appagante. L’impegno fisico non va sottovalutato: circa 1100 metri di dislivello (1250 per chi sceglie la variante) richiedono allenamento e costanza, ma l’assenza di tratti tecnici nel percorso base lo rende comunque accessibile a ogni escursionista ben preparato.
Se si cerca un’esperienza più intensa, la variante EE è un piccolo assaggio dell’alpinismo prealpino, senza dover affrontare vere e proprie vie ferrate. Consiglio di percorrere l’anello come descritto, in senso orario: la varietà del tracciato di salita regala maggiore soddisfazione, mentre la discesa su mulattiera permette un ritorno più tranquillo, magari quando le energie iniziano a calare.
Per chi volesse spezzare il percorso, è possibile pernottare al Rifugio Elisa oppure scegliere come meta intermedia la Baita dell’Aser o l’Alpe d’Era. In ogni caso, questo angolo delle Grigne saprà ripagare con i suoi silenzi, la sua natura integra e lo spettacolo continuo delle sue pareti rocciose.
Dati tecnici sintetici:
Durata totale: circa 6h50’ (percorso base) / 7h10’ (variante per esperti)
Dislivello: +1.100/-1.100 m (base); +1250/-1250 m (EE)
Difficoltà: E (escursionistico) – EE (escursionisti esperti, solo la variante)
Cartografia consigliata: Geo4Map n. 301 Grigne-Resegone (1:25.000)
Questa escursione è un invito a riscoprire la montagna come esperienza totale, fatta di fatica, bellezza, silenzio e scoperta. Un viaggio da affrontare con rispetto, passo sicuro e cuore aperto.












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