Verso il Rifugio Santa Rita: un itinerario tra boschi, alpeggi e memoria alpina
Il Rifugio Santa Rita, incastonato alla Bocchetta della Cazza, là dove la Val Biandino si stringe la mano con la Val Varrone, non è solo una meta: è un viaggio attraverso i silenzi e le voci della montagna. Salire fin quassù significa immergersi in una geografia del cuore, fatta di passi antichi, mulattiere battute da generazioni di pastori e viandanti, scorci selvaggi e alpeggi dal fascino intatto.
Da Premana: dove inizia l’avventura
Il punto di partenza è Premana, borgo noto per la tradizione artigiana dei coltelli ma anche per il suo legame profondo con la montagna. Da Via Risorgimento si imbocca una stradina asfaltata che si inoltra nel verde, seguendola per circa 1,2 km fino a raggiungere un grande cartello escursionistico che offre un ventaglio di destinazioni: dall’Alpe Forni al Pizzo Tre Signori. Ma il nostro sguardo si fissa su una: Rifugio Santa Rita, 1988 metri, tre ore e mezza di cammino, e tutto da scoprire.
Chi ha tempo (e fortuna con il parcheggio) può lasciare l’auto al tornante che introduce alla sterrata per la Val Fraina, dove si trova l’area della Cooperativa di Consumo. Ma attenzione: la sosta è limitata nei giorni feriali.
Dentro il bosco, tra leggende e vecchie baite
Il sentiero inizia con un tratto in discesa su cemento, tra stalle abbandonate e fontane che raccontano storie di un tempo. “Bruuch” si legge sopra una vasca incastonata nel muro: un nome che pare uscito da un racconto contadino, e forse lo è davvero.
Poi si entra nel bosco. Il sentiero si trasforma in mulattiera, serpeggia tra castagni, attraversa ruscelli su piccoli ponti in cemento, e si lascia guidare dalle curve scolpite dal tempo. I gradini in pietra alternano brevi salite e discese, mentre il suono dell’acqua accompagna ogni passo.
Le tracce dell’uomo appaiono discrete ma presenti: una santella con San Pio, una statuetta di Sant’Antonio protetta da una gabbietta in ferro, vecchie baite che sbucano tra gli alberi, segnavia scoloriti ma testardi nel resistere.
Gebbio: una porta tra il presente e la montagna vera
Dopo un tratto più impegnativo in discesa, si arriva alla località Gebbio, crocevia tra la zona industriale di Premana e l’anima agreste dell’Alpe Forni. Qui si può fare una breve pausa, respirare profondamente e guardare verso l’alto: è da qui che comincia la vera salita verso il cuore della Val Varrone.
Il sentiero prosegue tra alpeggi che paiono sospesi nel tempo, boschi che sanno di resina e umidità, e paesaggi che si aprono improvvisi, regalandoti l’impressione di essere solo tra le montagne.
Considerazioni per l’escursionista
Il percorso fino al Rifugio Santa Rita richiede un buon allenamento, sia per il dislivello (oltre 1100 metri) sia per la durata complessiva, che supera le tre ore e mezza. Nonostante questo, è un sentiero ricco di fascino, vario nel fondo e nella vegetazione, e capace di regalare emozioni autentiche a ogni passo. Ideale nelle mezze stagioni, affascinante in estate, da affrontare con cautela in caso di pioggia per i tratti in pietra che possono risultare scivolosi.
Ma al di là dei dati tecnici, ciò che rende speciale questa salita è l’atmosfera: un lento avvicinamento alla montagna, alla sua spiritualità ruvida e al contempo accogliente. Un invito al silenzio, all’ascolto, alla fatica che si trasforma in conquista.
Arrivare al Rifugio Santa Rita non è solo raggiungere una meta: è ritrovare un modo autentico di camminare, e forse anche un po’ di sé stessi.
PROVINCIA: Lecco
LOCALITÀ: Passo Tre Croci
COMUNE: Introbio VALLE:
Lat 46° 1′ 29,4” Long 9° 30′ 1,6”
MAPPA RIFUGI
PERCORSI E SENTIERI
La Strada del ferro : ore 4.00 – Dislivello: m. 1253 -30
Da Premana : ore 3.50 – Dislivello: m. +1143 – 145
Dall’ Alpe Paglio : ore 4.00 – Dislivello m. +841 -223
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