
Verso il Rifugio Antonietta al Pialeral: una passeggiata tra boschi, memorie e bellezza alpina
di un giornalista specializzato in montagna e territori alpini
C’è un luogo ai piedi del Grignone dove il silenzio dei boschi si unisce al respiro delle montagne, dove i prati si aprono all’improvviso come finestre verdi tra le fronde, e dove ogni passo racconta un frammento di storia alpina: è il Rifugio Antonietta al Pialeral, meta ideale per escursionisti, famiglie e amanti della natura autentica.
Siamo nel cuore della Valsassina, in località Balisio, snodo storico tra Ballabio e Pasturo. L’escursione che conduce al Pialeral è quanto di più equilibrato si possa desiderare: né troppo impegnativa, né banale; un itinerario accessibile ma capace di regalare suggestioni profonde a chi ha occhi e cuore aperti.
Il sentiero 31: il ritmo del bosco
La partenza è fissata presso la chiesetta del Sacro Cuore, punto d’ingresso simbolico al mondo rurale e pastorale della Valsassina. Al momento, la chiesa non è raggiungibile direttamente in auto: si cammina per circa due chilometri lungo Via Grassi e Lunghi, immersi già in un’atmosfera che ricorda la montagna com’era un tempo, fatta di pascoli, silenzi e muri a secco.
Qui inizia il sentiero 31, inizialmente su una strada agrosilvopastorale che risale la valle omonima, costeggiata da baite e piccoli agriturismi, testimonianza viva di un rapporto secolare tra l’uomo e il territorio. È un percorso ideale anche per bambini e neofiti, capace di introdurre dolcemente ai piaceri del camminare in natura.
Dopo una mezz’ora di tranquilla salita, si incrocia la storica Traversata Bassa delle Grigne. Si piega a destra, lasciando la strada per un sentiero nel bosco, più stretto ma ben tenuto, che sale con una serie di tornanti regolari e mai eccessivi. Le betulle si alternano agli abeti, il terreno si fa più morbido, e in alcuni tratti lo sguardo si apre sulla valle sottostante, con squarci di luce che filtrano tra i rami.

All’Alpe Cova: l’emozione del paesaggio che si apre
Dopo circa un’ora di cammino si giunge all’Alpe Cova, uno dei punti più suggestivi del percorso. Qui, tra un piccolo laghetto alpino e un gruppo di case di montagna, il paesaggio si trasforma. È il preludio al Pialeral, che si raggiunge in una manciata di minuti lungo la strada che proviene da Pasturo.
Il Rifugio Antonietta al Pialeral (1.370 m) si trova in una radura verdeggiante, incastonato tra la Valsassina e le maestose pareti del Grignone. La sua atmosfera è autentica: si respira ancora l’aria degli antichi alpeggi, si ascolta il vento che sussurra tra le travi, si gusta il silenzio come fosse parte integrante del panorama. È il luogo perfetto per una pausa, per un pranzo tipico o per sdraiarsi sui prati lasciandosi avvolgere dalla natura.
Uno sguardo oltre: tra Grignone e San Calimero
Per i più esperti o motivati, da qui parte la salita verso il Rifugio Brioschi in vetta alla Grigna Settentrionale. Ma anche chi si accontenta del Pialeral può godere di una vista impareggiabile: davanti si distende la Valsassina, dietro si staglia il massiccio del Grignone, imponente e affascinante.
Merita una deviazione anche la salita alla chiesetta di San Calimero, con il suo tetto rosso che spunta tra i pascoli come un segno di riconoscimento per chi ama esplorare.
Ritorno ad anello: la valle nascosta
La discesa può avvenire lungo lo stesso sentiero dell’andata oppure trasformarsi in un giro ad anello. In questo caso si segue la strada verso Pasturo, si passa dal Ponte dell’Acqua Fredda e si giunge alla Cappelletta Regina Pacis, dove un sentiero si inoltra nel bosco e ritorna verso Balisio, costeggiando il torrente e sfiorando la località Brunino.
Considerazioni
L’escursione al Rifugio Antonietta al Pialeral rappresenta molto più di una semplice gita. È un incontro con la storia e la morfologia della Grigna, è una lezione viva di geografia emotiva, dove ogni svolta rivela qualcosa in più: un ricordo, un profumo, una linea d’orizzonte.
In un’epoca di fretta e sovraesposizione, camminare fino al Pialeral è un piccolo atto di resistenza. È scegliere la lentezza, l’ascolto, il respiro. È ritrovare, anche solo per un giorno, l’armonia tra il passo dell’uomo e il ritmo della montagna.
Ecco perché questo sentiero, semplice ma denso di significati, dovrebbe entrare a pieno titolo nel repertorio di chi vuole conoscere davvero le montagne lecchesi. Non serve salire in vetta per emozionarsi: a volte basta solo camminare, con il cuore aperto.












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